giovedì 16 luglio 2009

REVOLUTIONARY ROAD (REVOLUTIONARY ROAD) DI SAM MENDES - 2008

"Tutti sanno cos'è la verità. Nessuno dimentica la verità Frank, si diventa solo più bravi a mentire." dice April (Kate Winslet) a Frank Wheeler (Leonardo Di Caprio), ed è contraddittorio come il senso intimo del film e del romanzo di Yates da cui è tratto, sia invece travisato da Sam Mendes, bravissimo a mentire con il suo cinema conservatore.


La grandezza degli attori permea il dramma e arriva a giustificare l'uso del capolavoro letterario, mentre la maniera ostentata del regista lo imbriglia di quel vacuo che Frank e April vogliono sfuggire. Come in "American Beauty" tutto è perfetto, troppo calibrato. I colori sono i colori primi, la goccia di sangue sul tappeto bianco ha lo stesso rosso primitivo delle rose della teenager di "American Beauty". Mendes non concede nessuno scarto, nessun détournement, allo sguardo dello spettatore, ostaggio di ogni inquadratura. E la musica, come nei film precedenti, invasiva e accompagnatrice allo stremo: musica badante, che consiglia continuamente lo stato d'animo e invece paradossalmente toglie più di una virgola alla fierezza interpretativa di Di Caprio e di Kate Winslet. Eppure il materiale è di prim'ordine, il romanzo bellissimo, siamo in Connecticut nel 1955, Frank e April vanno ad abitare nell'elegante quartiere di Revolutionary Hill. April vuole diventare un'attrice affermata e Frank crede di avere enormi potenzialità, si sentono diversi e migliori del mondo piccolo borghese che li circonda. Il presunto grande talento che non riescono a focalizzare è infine solo quello di riuscire a scorgere il vuoto incolmabile della propria vita e del loro matrimonio, "un vuoto disperato..." come dice April all'alienato John, il matematico figlio dei vicini di casa. April vuole demandare la sua felicità ad uno spostamento geografico, Frank colmare la messa in scena della sua vita borghese di scenografie più ricche, particolari esotici, strumenti lussuosi, vestiti esatti. Si demarca un inedito conflitto tra sessi nell'America degli anni '50, i sogni di gloria pretestuosi di April e quelli di un placido affermarsi di Frank dove forse la verità può essere vista solamente attraverso gli occhi del matematico depresso al trentaseiesimo elettroshock, l'incarnazione delle estrazioni del lotto. Cerchiamo di spiegare e controllare tutto ma è comunque il caos, cosa che Mendes deve ancora rimuginare.


Voto: 6

Luca Tanchis

2 commenti:

  1. utente anonimo17 luglio 2009 06:17

    Bravo Luke, considerazioni giustissime.
    Lis

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  2. A me questo film ha aperto un varco cupo da pugno nello stoaco dritto dritto. Forse perché ha toccato le corde del vivere insieme a quacluno e odiarsi e farsi male ferirsi e quell'amore che non sai manco più che è e quella fuga che c'entra coi tempi, le intermittenze. L'infelicità. L'apparenza. L'evasione. Ciao Luca-Sconosciuto
    da Elx -sconosciuta

    www.kalix.ilcannocchiale.it

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