martedì 17 febbraio 2015

Antonio Inoki, il wrestler giapponese che quasi amputò una gamba a Muhammad Ali


A volte, il wrestling, fa sul serio.


Se non avete mai sentito parlare dell’incontro del Giugno 1976 che ha quasi causato l’amputazione di una gamba a Muhammad Ali, non sentitevi ignoranti, malgrado la vostra passione per lo sport: probabilmente significa soltanto che non siete giapponesi. Eccovi gli eventi: nel 1975, Ali venne a conoscenza della New Japan Pro Wrestling League e apparentemente ebbe a dire: “C’è qualche lottatore orientale che avrebbe il coraggio di sfidarmi? Sono pronto a scommettere un milione di dollari”.

La notizia arrivò fino in Giappone ed un “tizio” decise di accettare la sfida di Ali. Dopo qualche mese e il classico viavai di documenti, le basi di uno dei più strani e pericolosi incontri a cui Ali avesse mai partecipato erano gettate.

All'angolo destro, Muhammad Ali


Età: 34 anni
Altezza: 1,92 m
Peso: 97 kg
Portata di braccio: 198 cm
Paese d’origine: USA
Stile di combattimento: Boxe
Particolarità: Campione del Mondo dei pesi massimi.
Vola come una farfalla, punge come un’ape.

All'angolo sinistro, Antonio Inoki


Età: 33 anni
Altezza: 1,92 m
Peso: 108 kg
Portata di braccio: Non importa (vedremo perché)
Paese d’origine: Giappone
Stile di combattimento: Lotta libera
Particolarità: Wrestler professionistico formatosi alla leggendaria scuola Rikidozan. Celebre per la sua “presa del polpo”. Il suo allenatore una volta l’ha spinto fuori da un’auto in corsa, per temprarlo.

Comincia lo spettacolo

Ovviamente, i media sono impazziti all'annuncio del combattimento. Ali si lavorò le camere e i microfoni come solo lui sapeva fare, pavoneggiandosi e vantandosi di come avrebbe ridotto Inoki in poltiglia.


Il giorno del combattimento

Anche il fatidico giorno arrivato, Alì continuava con le sue dichiarazioni strafottenti e provocanti. Gridò che “non ci sarebbe stata un’altra Pearl Harbor” e derise Inoki chiamandolo “pellicano” per via del suo mento particolarmente sporgente. Inoki non raccolse la provocazione sulla Seconda Guerra Mondiale ma rispose ad Alì tramite il traduttore che avrebbe fatto meglio a procurarsi dei buoni guantoni, capaci di evitargli di ferirsi i pugni su quel mento. Aggiunse poi: “Fatti insegnare un po’ di giapponese amico: nella nostra lingua, Ali significa piccolo insetto”, con un atteggiamento che avrebbe avuto un cattivo dei manga sul punto di uccidere il suo antagonista.

Primo Round

I due contendenti salirono sul ring in un Tokyo Budokan Hall tutto esaurito. L’evento era stato presentato come il più grande combattimento di tutti i tempi, la folla è letteralmente in delirio. Al suono del primo gong, Alì saltella come suo solito ma Inoki non si lascia coinvolgere. Al contrario, resta rannicchiato per terra, indietreggiando come se fosse già stato colpito. Improvvisamente, attacca in scivolata e colpisce Ali ad una gamba, con un calcio. Per il resto del round, non fa altro che aggirarsi sul tappeto come un granchio, senza mai alzarsi ad un’altezza tale che permetta ad Alì di scaricare un solo pugno. A volte si limita a giacere supino, sfidando Alì ad avvicinarsi abbastanza per ricevere un altro calcio. Ali sembra confuso ed agitato e grida ad Inoki di “alzarsi e combattere da uomo”. E nulla di più.


Ma facciamo un passo indietro: ci sono versioni contrastanti sugli eventi, specie sull'organizzazione del match; siccome però c’è abbastanza letteratura al riguardo diffusa in inglese e partigiana di Ali, daremo qui di seguito la versione di Inoki. Alì sarebbe arrivato in Giappone supponendo che l’incontro sarebbe stato poco più di una farsa. Conoscendo la teatralità del Wrestling americano, immaginava che avrebbe passato una serata divertente davanti ad un nuovo pubblico. Ma quando si presentò per le “prove” e vide Inoki allenarsi con uno sparring partner, tra calci volanti e prese da combattimento, cominciò a preoccuparsi: non assomigliava agli esercizi ginnici che era abituato a vedere in TV.


La risposta di Inoki alle interrogazioni di Ali fu glaciale: ”Niente prove, non sarà una pagliacciata, sarà un vero combattimento”. Ali lasciò la sala. Poi improvvisamente il suo staff apparve e proclamò che l’incontro sarebbe stato annullato se certe regole non sarebbero state prestabilite. La maggior parte di queste regole prevedeva sostanzialmente una limitazione alle capacità di combattimento di Inoki: niente prese, niente sgambetti, niente colpi diretti al volto, niente calci da dietro nè sopra la cintola nè se l’avversario ha un ginocchio per terra. In pratica, queste nuove regole bandivano tutto il repertorio di lotta di Inoki: la sola arma che gli restava erano i calci in scivolata.

Secondo e Terzo Round

Più o meno stesso scenario del primo: Inoki sdraiato di schiena, Ali che gli grida di alzarsi. Inoki di tanto in tanto si solleva e tenta un calcio, Ali riesce, per il momento, ad evitarli.


Nel filmato dell’incontro la telecamera inquadra occasionalmente l’angolo di Ali ed il suo staff che sembra cominciare ad innervosirsi; all'angolo di Inoki invece tutti stanno letteralmente tremando di tensione: la cosa non fu di dominio pubblico se non molto tempo dopo l’incontro ma Inoki aveva investito una somma esorbitante per realizzare l’incontro. Non erano i soldi della federazione, erano i suoi e buona parte di essi presi in prestito. Quindi, in caso di sconfitta, lui e tutta la sua squadra sarebbero finiti in rovina. Ma forse ancor più del denaro, l’onore dei due combattenti era davvero in gioco; nessuno dei due avrebbe accettato facilmente la sconfitta.

Quarto Round

Inoki incolla Ali alle corde. Ali tenta di rispondere ai calci ma in realtà non fa che agitarsi invano, mentre i calci di Inoki cominciano a far danni.



Ovviamente, nella squadra di Inoki sapevano benissimo che Ali non avrebbe saputo difendersi coi piedi e avevano basato gli allenamenti su questa particolare situazione all'angolo. Spesso Ali è salvato dall'arbitro che viene a interporsi tra i due. Fino ad ora, il pubblico è deluso: quello sotto i loro occhi non è il combattimento che si attendevano.

Quinto Round

Inoki comincia a girare intorno ad Ali, cercando una faglia nella sua difesa. Trova un’opportunità e ci si fionda, mettendo Ali per la prima volta al tappeto. Ali scivola ma riesce ad aggrapparsi ad una corda, appena in tempo per evitare un sinistro al volto portato da Inoki. Il pubblico ha un sobbalzo: questo è il tipo d’incontro che sono venuti a vedere!



Sesto Round

Inoki guadagna centimetro dopo centimetro nella distanza che li separa e calcia. Ali commette l’errore di bloccare il piedi di Inoki e quest’ultimo effettua una rotazione su sé stesso che stende l’americano: questo genere di contromossa è il suo pane quotidiano, l’occasione che stava cercando.



Inoki gli si siede sul petto, lo blocca e comincia a stringere le gambe in una vera e propria morsa. Ma Ali riesce ad agguantare una corda e l’arbitro interviene per separarli. Se i due fossero stati al centro del ring, l’incontro si sarebbe probabilmente concluso in quel preciso istante.

Settimo Round


Inoki mette a segno almeno quindici calci nel corso della ripresa. Le gambe di Ali sanguinano almeno dal terzo round ed ora l’emorragia è così forte da obbligare l’arbitro ad una pausa. L’angolo del campione del mondo accusa Inoki di aver nascosto qualcosa di tagliente nei suoi stivaletti.


In effetti, l’intuizione degli americani non era del tutto infondata: prima dell’incontro, l’allenatore di Inoki gli aveva procurato un paio di stivaletti con speciali cuciture in acciaio. Inoki li indossò ma non riuscì a tenerli: il rimorso di aver barato in quello che sapeva sarebbe diventato il più importante incontro della sua vita sarebbe stato troppo forte per lui. Sfilò quindi i nuovi stivaletti e ne indossò un paio normali. Insomma, non c’era niente nascosto negli stivaletti di Inoki ma si decise ugualmente di proteggerli con del nastro adesivo.


Nono Round

Alì riceve un calcio particolarmente brutale. A partire da questo momento, le intenzioni di Inoki sono chiare: non sta semplicemente mirando alle gambe ma si sta focalizzando su di un punto in particolare per farlo crollare. Tutti i suoi calci sono indirizzati nella parte posteriore del ginocchio sinistro di Ali.

Decimo Round

Ali riesce a metter a segno il secondo pugno della serata, colpendo Inoki alla testa. Anche se Alì era rinomato per la sua agilità e non certo per la sua potenza, Inoki confessò in seguito la sensazione di stordimento conseguente ad ogni colpo centrato dal boxeur.

Undicesimo Round

La gamba sinistra di Ali è completamente gonfia. Fino a quel punto, riusciva a schivarsi saltellando per far intendere che i calci di Inoki non gli facevano male ma ora non può più fingere. La farfalla non riesce più a volare.

Dodicesimo Round

Inoki va a segno con dieci calci. Non si preoccupa più della precisione, ogni contatto è suscettibile di arrecare dolore all'avversario. Le gambe di Ali sono pesanti ma la sua bocca va ancora e riprende le sue aggressioni verbali.

Tredicesimo Round

Ali mantiene il suo incedere strafottente ma zoppica visibilmente. Inoki finta un calcio, Ali si spaventa e si scopre sul lato vulnerabile, esponendo la gamba ferita. Inoki affonda e afferra Ali alla cintola, ingaggiando un corpo a corpo.



È quasi riuscito ad avere la meglio – a suo dire – se avesse stretto Ali qualche centimetro più in basso sarebbe senza dubbio riuscito a farlo scivolare al tappeto. Ma Ali riesce ad incurvarsi e l’arbitro li separa. Inoki tenta di divincolarsi ma non riesce ad affondare. Stringe Ali, cerca di sollevarlo ma quest’ultimo riesce a liberarsi aggrappandosi alle corde. Inoki comincia a peccare di presunzione. E Ali parte in contrattacco.



Scarica una serie di tre pugni che porteranno ad un totale di cinque nell'intero incontro. Ma al suono della campana si sdraia al suo angolo con la gamba ferita a penzoloni fuori dal ring.

Quattordicesimo Round

Niente da segnalare. Essenzialmente i due si guardano in cagnesco e si insultano, entrambi esausti.

Quindicesimo Round

Inoki raggiunge il centro del ring per stringere la mano al suo avversario. Ali gli scaccia la mano col guantone. Cominciano a girarsi intorno.. e nulla più.

L’ultima campana

Inoki alza le braccia al cielo in segno di disgusto, chiaramente frustrato dalle innumerevoli regole che gli hanno impedito di battersi come poteva. Ali avanza, abbraccia il suo avversario e gli dice qualcosa all'orecchio. Sorride ma sembra anche sollevato che tutto sia finito.



La folla non è altrettanto divertita. Erano venuti per vedere scorrere il sangue (quello di Inoki, quello di Ali, quello di chiunque) ma l’incontro è stato di una noia mortale. Ora, questo genere di cose sono all'ordine del giorno negli incontri di MMA (Mixed Martial Arts, ndt) ma all'epoca il pubblico voleva vedere darsele, e di santa ragione. Il palazzetto si trasformò in una mini-sommossa: la gente spintonava, urlava, tirava ogni genere di spazzatura sul ring per manifestare la sua delusione. Probabilmente vi immaginate il giapponese medio come una persona educata e pulita ma vi sbagliate, ci vollero giorni per riordinare quel casino.

Niente Knock Out, la parola ai giudici


Inoki mise a segno un totale di sessantaquattro calci. Ali, cinque pugni.

..e chissà come.. fu un pareggio!

“In termini di colpi portati, ero certo della vittoria di Antonio” ha recentemente dichiarato un rappresentante dello staff di Inoki. “Ma uno dei giudici diede il suo voto ad Ali vincente! Andai su tutte le furie, ero sicuro che fosse stato corrotto. Dopo il match, giravo intorno e gridavo:"Trovatemi quello stronzo di giudice, voglio ucciderlo!". 
Alla fine della storia, Inoki tenne il suo denaro ed il suo orgoglio ben in alto. Ma non ne uscì incolume: dopo tutti quei calci, aveva riportato molteplici fratture al suo piede destro.

Ma per Ali fu molto peggio!

Pare che abbia lasciato discretamente il ring ed una volta che le porte dell’ascensore chiuse dietro di lui sia stramazzato al suolo. Soffriva maledettamente ma aveva una tournée d’incontri previsti nelle Filippine ed in Korea e, a dispetto dell’opinione del suo allenatore, mantenne gli impegni presi. Una volta tornato a Los Angeles gli vennero diagnosticati due trombi alla gamba sinistra e per qualche tempo ci fu il rischio di dover ricorrere ad un’amputazione per contrastare le infezioni. Passò molte settimane in ospedale e ci tornò regolarmente per effettuare dei controlli nei cinque anni seguenti, fino al suo ritiro. Come confermò il suo allenatore, il suo leggendario gioco di gambe non fu più. Ma Ali non era il tipo di atleta da covare rancore, per quanto imbarazzante e dannosa fosse stata l’esperienza vissuta in Giappone. Quando Inoki dichiarò pubblicamente nel 1994 che avrebbe effettuato il suo ultimo incontro, Ali volò dritto a Tokyo ed assistette in prima fila. A fine incontro salì sul ring ed offrì ad Inoki un bouquet di fiori e due o tre parole discrete che nessuno saprà mai.


Per ragioni del tutto evidenti, le biografie ufficiali di Muhammad Ali non si sono mai soffermate a lungo sull'incontro con Inoki per il quale invece fu un episodio leggendario della sua carriera come del resto uno degli eventi sportivi più celebrati in Giappone. A partire da quel giorno ed in onore al suo avversario Inoki adotto la canzone “Ali Bom-Ba-Yè” scandita dal pubblico di Kinshasa durante il match contro Foreman, trasformandolo in “Inoki Bom-Ba-Yè”. Un recente sondaggio in Giappone ha dimostrato che le generazioni più giovani non hanno idea che la canzone appartenesse in origine ad Ali. Questo gesto di grande riconoscenza e di rispetto ha forse aiutato Ali a guarire dalle ferite (morali) riportate su quel ring.

Un’ultima cosa...


Inoki ed Ali condividono un altro aspetto. Nel 1991, poco prima l’esplosione della prima Guerra del Golfo, una quarantina di ufficiali e diplomatici giapponesi erano praticamente tenuti in ostaggio dal governo di Saddam Hussein. I negoziati del governo nipponico erano in stallo così Inoki salì a sue spese su un aereo diretto in Iraq. Organizzò un evento sportivo e pacifico, del wrestling e della musica con l’intenzione di ammorbidire le relazioni tra i due paesi. Durante questa visita, ebbe occasione di visitare una moschea e ne uscì convertito all'islam, prendendo proprio il nome di Muhammad Ali. I giapponesi furono tutti rilasciati.

Highlights Inoki VS Ali





Traduzione: Carlo Ligas (Articolo Originale)

13 commenti:

  1. Che uomo è uno che combatte stando con il culo per terra. Non è così che si fa. Stava sempre a distanza e poi si buttava a terra scalciando come un bambino e per giunta con le scarpe di ferro.

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  2. E poi questo Inoki da come leggo pretendeva di voler dare pugni senza guantoni mentre Alì doveva usarle?? un po presuntuoso il muso giallo ;)

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    1. ma hai letto l'articolo? lo hai capito?
      Inoki non poteva colpire, non poteva calciare da in piedi, niente prese, in pratica poteva solo colpire da terra, il tutto deciso il giorno prima dell'incontro.
      svegliati invece di fare il razzista

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    2. Ignorante e razzista. Scrivere stupidaggini non è obbligatorio!

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  3. Inoki non è stato un atleta grande come Alì..
    Senza nulla togliere al suo valore come sportivo dell'atleta giapponese
    l'incontro fu un show fatto per offrire al pugile afro americano un incontro relativamente semplice ma spettacolare dopo la sua leggendaria vittoria con il colossale George Foreman..
    Antonio Inoki ovviamente non poteva competere come pugile contro Ali nè Ali aveva mai affrontato le leve articolari del Judo, uno dei cavalli di battaglia del mitico lottatore giappone..
    Alì rischiava la vita sul Ring mentre Inoki spesso organizzò colossali spettacoli sportivi piuttosto che reali match come è tipico nel wrestling.
    Il tutto si risolse realisticamente in una sorta di indugiante rissa da strada che lasciò scontenti gli spettatori ma non rovinò la reputazione dei due atleti..
    Alì forse finì all'ospedale come riporta l'articolista ma Inoki fu toccato profondamente dalla leggenda che ebbe di fronte e la sua carriera fu da quel momento una sorta di rincorsa al mito che the Greatest creò attorno a sé. Appunto come Alì tento di andare da Saddam Hussein per rilasciare i marines ostaggi, incontri impossibili che lo vedevano sempre vincitore ed addiruttura leggo la conversione all'Islam.

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  4. Mi piacerebbe modificare il mio commento per renderlo più leggibile..
    Qualcuno sa come fare? :)

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  5. Ma di che cazzo parlate?....è wrestling...è una finzione.

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    1. Per la cronaca.. il wrestling non è finto ma predeterminato e la cosa è diversa, quelli che i non informati come voi chiamano "finti" atleti si allenano ore ed ore tutti i giorni..seguono una trama, recitano dei monologhi, interpretano dei personaggi ma i rischi in caso di mancanza di preparazione atletica e tecnica (Sì,tecnica avete capito bene) sono elevatissimi ed i numerosi infortuni e le morti accidentali nel corso degli anni parlano da sole.. gente come brock Lesnar ha emigrato nelle mma portando scompiglio con prestazioni che sono valse anche il titolo mondiale dei massimi in UFC... chiamateli pure "finti",questi se vogliono ti ammazzano..
      E per la cronaca, senza limitazioni Inoki ad Alì lo ammazzava.

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  6. Dalla biografia di Muhammad Alì "Impossibile è niente"


    https://ibb.co/dhWfjF

    https://ibb.co/gArwPF

    https://ibb.co/fTQqjF

    http://www.edizpiemme.it/libri/muhammad-ali-impossibile-e-niente

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  7. È stata una trovata spettacolare che ha incuriosito , ma il pugilato e il wrestling sono due sport diversi.

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  8. Due grandi persone, due grandi campioni. Sono cresciuto con i loro miti alle stelle e adesso sono molto orgoglioso che siano piombati nella mia vita grazie a una televisione che allora era una cosa molto diversa da quanto è divenuta oggi. Grazie ad entrambi; spero un giorno che ci potremo tutti incontrare da qualche parte, lassù.

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