mercoledì 2 agosto 2017

5. Personal shopper, di Olivier Assayas (2016) - Eyeglass prescription - Best Film 2015/2016


5. Personal shopper (2016)

A Parigi, una personal shopper si rifiuta di lasciare la città fino a quando non entrerà in contatto con suo fratello gemello, morto nella capitale francese. La sua vita si complica quando una persona misteriosa la contatta tramite un messaggio di testo. (105 min.)

Director: Olivier Assayas
Stars: Kristen Stewart, Lars Eidinger, Sigrid Bouaziz, Anders Danielsen Lie


È un film di luoghi Personal Shopper. Luoghi come medium, luoghi manifesti di entità, in quanto, per dirla perfettamente, come la può dire Foucault,  sarebbero “la presenza depressiva di ciò che non si dice; è questo non-detto cavo che anima dall'interno tutto ciò che viene detto” ¹. 


Come in un quadro di Watteau, Assayas allestisce prima questi paesaggi e poi colloca i personaggi e i loro movimenti; quelli di Maureen, Ingo, Kyra, Lara, ma specialmente il fluttuare di anime passate, presenti e future.
Questi sfondi-testimoni si succedono come una teoria storica dell'occidente che declina verso Oriente. Tutto scorre, dall'abitazione più antica - la casa della genesi - si passa per dimore lussuose, costosissime botteghe di accessori, stanze d'albergo, monolocali per poveri, portali sulla rete (Google), fino alla cucina, vero minareto occidentale, trait d'union con l'esplicita soglia d'oriente, L'Oman, luogo dell'epifania. 
La panoramica dei luoghi come modulata epopea del comfort, dell'opulenza, di un certo colpevole voyeurismo ³ : dalla soglia del vecchio portone chiuso a chiave – proprietà in vendita, eredità di una generazioni di droghieri, mercanti, imprenditori  – alla stanza arredata di sola luce.



Ci passano attraverso i nuovi popoli nomadi dei motorini e dei treni, la transumanza dei nuovi mestieri in cerca di terre fertili nel deserto delle identità, nell'enclave dei nuovi fantasmi; ci passa attraverso la straordinaria attrice di Twilight.


Assayas sa sempre quello che fa e lo fa benissimo. Questo film non è una versione spettrale di una “sottomissione” à la Houllebecq. Non è solo un discorso politico e religioso.
Parte da un dato di fatto, una crisi e una stanchezza collettiva, e arriva in una zona liminale, dove non ci sono più scuse, perchè è la stanza della consapevolezza e dell'assoluzione.
Non c'è più tutto l'arredo che serviva a contenere e mimetizzare il peccato originale. 
Per Maureen può iniziare un processo d'individuazione, la paura e i sensi di colpa svanire.


"Orietur in tenebris lux tua", allora brillerà fra le tenebre la tua luce... ²
Assayas sembra restituire, in un elegante gesto, in una sottile visione, un tratto fulminante della letteratura francese, quella rivolta dello spirito che dall'esilio di Victor Hugo passava per Baudelaire e arrivava a Rimbaud: dai giorni dei "tavolini parlanti" dell'isola di Jersey di Hugo , nel 1852, alle reazioni sdegnate di Baudelaire nei suoi Journaux Intimes, nel 1866, fino all'assedio di Parigi e al Mattino di Una stagione all'inferno di Rimbaud:




Il più famoso frequentatore di sedute spiritiche (tables tournantes) fu Victor Hugo, favorito dall'esilio nell'isola di Jersey (1852). Alcune sedute furono verbalizzate.
Il video è "Les Contemplations" di Victor Hugo, lavoro girato a Jersey, nel 1966, da Éric Rohmer

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XXXII

Teoria della vera civiltà.
Non consiste nel gas, o nel vapore, o nei tavolini parlanti, consiste nella diminuzione delle tracce del peccato originale.

Popoli nomadi, pastori, cacciatori, agricoltori e perfino antropofagi, tutti possono per energia, per dignità personale, essere superiori alle nostre razze d'Occidente.
Che forse saranno distrutte.

Teocrazia e comunismo.
(Il mio cuore messo a nudo, Charles Baudelaire, 1866 - ed. Adelphi 1983)

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Mattino

Non ebbi una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da scrivere su fogli d’oro, – troppa fortuna! Per quale crimine, per quale errore ho meritato la mia debolezza attuale? 
Voi che pretendete che le bestie singhiozzino di dispiacere, che i malati disperino, che i morti facciano brutti sogni, cercate voi di raccontare la mia caduta e il mio sonno. Io non posso spiegarmi meglio del mendicante con i suoi continui Pater e Ave Maria. Io non so più parlare!

Tuttavia, oggi, credo di aver terminato la relazione del mio inferno. Era proprio l’inferno; l’antico, quello di cui il figlio dell’uomo aprì le porte.

Dallo stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi stanchi mi risvegliano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re della vita, i tre magi, il cuore, l’anima, lo spirito. Quando andremo oltre le spiagge estese e i monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza novella, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!

Il canto dei cieli, la marcia dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita.
(Una stagione all'inferno, Arthur Rimbaud, 1873 - ed. Feltrinelli, 1993)
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Un percorso che inquadra i tarli dei tavolini parlanti, le sue pratiche ignoranti e irrazionali, recupera una percezione di sè e infine sembra rianimare la cospirazione spirituale: W la resistence?



Luca Tanchis



Note:
¹ "Il discorso manifesto, in fin dei conti, non sarebbe altro che la presenza depressiva di ciò che non dice; è questo non-detto cavo che anima dall'interno tutto ciò che viene detto."
(Michel Foucault, Biopolitica e liberalismo. Detti e scritti su potere ed etica 1975-1984 - Medusa Edizioni, 2001)

² (La Sacra Bibbia, Libro di Isaia, capitolo 58 - versetto VIII)


³ Luoghi anche come sale cinematografiche, i tavolini parlanti come le prime pellicole dell'illusionista Méliès, Maureen che si riconosce come la protagonista del film, ma lascio alle sedi molto più preparate, l'onnipresente statuto metacinematografico.

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