A volte, il wrestling, fa sul serio.
Se non avete mai sentito parlare dell’incontro del Giugno 1976 che ha quasi causato l’amputazione di una gamba a Muhammad Ali, non sentitevi ignoranti, malgrado la vostra passione per lo sport: probabilmente significa soltanto che non siete giapponesi. Eccovi gli eventi: nel 1975, Ali venne a conoscenza della New Japan Pro Wrestling League e apparentemente ebbe a dire: “C’è qualche lottatore orientale che avrebbe il coraggio di sfidarmi? Sono pronto a scommettere un milione di dollari”.
La notizia arrivò fino in Giappone ed un “tizio” decise di accettare la sfida di Ali. Dopo qualche mese e il classico viavai di documenti, le basi di uno dei più strani e pericolosi incontri a cui Ali avesse mai partecipato erano gettate.
Età: 34 anni
Altezza: 1,92 m
Peso: 97 kg
Portata di braccio: 198 cm
Paese d’origine: USA
Stile di combattimento: Boxe
Particolarità: Campione del Mondo dei pesi massimi.
Vola come una farfalla, punge come un’ape.
Età: 33 anni
Altezza: 1,92 m
Peso: 108 kg
Portata di braccio: Non importa (vedremo perché)
Paese d’origine: Giappone
Stile di combattimento: Lotta libera
Particolarità: Wrestler professionistico formatosi alla leggendaria scuola Rikidozan. Celebre per la sua “presa del polpo”. Il suo allenatore una volta l’ha spinto fuori da un’auto in corsa, per temprarlo.
Altezza: 1,92 m
Peso: 108 kg
Portata di braccio: Non importa (vedremo perché)
Paese d’origine: Giappone
Stile di combattimento: Lotta libera
Particolarità: Wrestler professionistico formatosi alla leggendaria scuola Rikidozan. Celebre per la sua “presa del polpo”. Il suo allenatore una volta l’ha spinto fuori da un’auto in corsa, per temprarlo.
Ovviamente, i media sono impazziti all'annuncio del combattimento. Ali si lavorò le camere e i microfoni come solo lui sapeva fare, pavoneggiandosi e vantandosi di come avrebbe ridotto Inoki in poltiglia.
Anche il fatidico giorno arrivato, Alì continuava con le sue dichiarazioni strafottenti e provocanti. Gridò che “non ci sarebbe stata un’altra Pearl Harbor” e derise Inoki chiamandolo “pellicano” per via del suo mento particolarmente sporgente. Inoki non raccolse la provocazione sulla Seconda Guerra Mondiale ma rispose ad Alì tramite il traduttore che avrebbe fatto meglio a procurarsi dei buoni guantoni, capaci di evitargli di ferirsi i pugni su quel mento. Aggiunse poi: “Fatti insegnare un po’ di giapponese amico: nella nostra lingua, Ali significa piccolo insetto”, con un atteggiamento che avrebbe avuto un cattivo dei manga sul punto di uccidere il suo antagonista.
I due contendenti salirono sul ring in un Tokyo Budokan Hall tutto esaurito. L’evento era stato presentato come il più grande combattimento di tutti i tempi, la folla è letteralmente in delirio. Al suono del primo gong, Alì saltella come suo solito ma Inoki non si lascia coinvolgere. Al contrario, resta rannicchiato per terra, indietreggiando come se fosse già stato colpito. Improvvisamente, attacca in scivolata e colpisce Ali ad una gamba, con un calcio. Per il resto del round, non fa altro che aggirarsi sul tappeto come un granchio, senza mai alzarsi ad un’altezza tale che permetta ad Alì di scaricare un solo pugno. A volte si limita a giacere supino, sfidando Alì ad avvicinarsi abbastanza per ricevere un altro calcio. Ali sembra confuso ed agitato e grida ad Inoki di “alzarsi e combattere da uomo”. E nulla di più.
Ma facciamo un passo indietro: ci sono versioni contrastanti sugli eventi, specie sull'organizzazione del match; siccome però c’è abbastanza letteratura al riguardo diffusa in inglese e partigiana di Ali, daremo qui di seguito la versione di Inoki. Alì sarebbe arrivato in Giappone supponendo che l’incontro sarebbe stato poco più di una farsa. Conoscendo la teatralità del Wrestling americano, immaginava che avrebbe passato una serata divertente davanti ad un nuovo pubblico. Ma quando si presentò per le “prove” e vide Inoki allenarsi con uno sparring partner, tra calci volanti e prese da combattimento, cominciò a preoccuparsi: non assomigliava agli esercizi ginnici che era abituato a vedere in TV.
La risposta di Inoki alle interrogazioni di Ali fu glaciale: ”Niente prove, non sarà una pagliacciata, sarà un vero combattimento”. Ali lasciò la sala. Poi improvvisamente il suo staff apparve e proclamò che l’incontro sarebbe stato annullato se certe regole non sarebbero state prestabilite. La maggior parte di queste regole prevedeva sostanzialmente una limitazione alle capacità di combattimento di Inoki: niente prese, niente sgambetti, niente colpi diretti al volto, niente calci da dietro nè sopra la cintola nè se l’avversario ha un ginocchio per terra. In pratica, queste nuove regole bandivano tutto il repertorio di lotta di Inoki: la sola arma che gli restava erano i calci in scivolata.
Più o meno stesso scenario del primo: Inoki sdraiato di schiena, Ali che gli grida di alzarsi. Inoki di tanto in tanto si solleva e tenta un calcio, Ali riesce, per il momento, ad evitarli.
Nel filmato dell’incontro la telecamera inquadra occasionalmente l’angolo di Ali ed il suo staff che sembra cominciare ad innervosirsi; all'angolo di Inoki invece tutti stanno letteralmente tremando di tensione: la cosa non fu di dominio pubblico se non molto tempo dopo l’incontro ma Inoki aveva investito una somma esorbitante per realizzare l’incontro. Non erano i soldi della federazione, erano i suoi e buona parte di essi presi in prestito. Quindi, in caso di sconfitta, lui e tutta la sua squadra sarebbero finiti in rovina. Ma forse ancor più del denaro, l’onore dei due combattenti era davvero in gioco; nessuno dei due avrebbe accettato facilmente la sconfitta.
Inoki incolla Ali alle corde. Ali tenta di rispondere ai calci ma in realtà non fa che agitarsi invano, mentre i calci di Inoki cominciano a far danni.
Ovviamente, nella squadra di Inoki sapevano benissimo che Ali non avrebbe saputo difendersi coi piedi e avevano basato gli allenamenti su questa particolare situazione all'angolo. Spesso Ali è salvato dall'arbitro che viene a interporsi tra i due. Fino ad ora, il pubblico è deluso: quello sotto i loro occhi non è il combattimento che si attendevano.
Inoki comincia a girare intorno ad Ali, cercando una faglia nella sua difesa. Trova un’opportunità e ci si fionda, mettendo Ali per la prima volta al tappeto. Ali scivola ma riesce ad aggrapparsi ad una corda, appena in tempo per evitare un sinistro al volto portato da Inoki. Il pubblico ha un sobbalzo: questo è il tipo d’incontro che sono venuti a vedere!
Inoki guadagna centimetro dopo centimetro nella distanza che li separa e calcia. Ali commette l’errore di bloccare il piedi di Inoki e quest’ultimo effettua una rotazione su sé stesso che stende l’americano: questo genere di contromossa è il suo pane quotidiano, l’occasione che stava cercando.
Inoki gli si siede sul petto, lo blocca e comincia a stringere le gambe in una vera e propria morsa. Ma Ali riesce ad agguantare una corda e l’arbitro interviene per separarli. Se i due fossero stati al centro del ring, l’incontro si sarebbe probabilmente concluso in quel preciso istante.
Inoki mette a segno almeno quindici calci nel corso della ripresa. Le gambe di Ali sanguinano almeno dal terzo round ed ora l’emorragia è così forte da obbligare l’arbitro ad una pausa. L’angolo del campione del mondo accusa Inoki di aver nascosto qualcosa di tagliente nei suoi stivaletti.
In effetti, l’intuizione degli americani non era del tutto infondata: prima dell’incontro, l’allenatore di Inoki gli aveva procurato un paio di stivaletti con speciali cuciture in acciaio. Inoki li indossò ma non riuscì a tenerli: il rimorso di aver barato in quello che sapeva sarebbe diventato il più importante incontro della sua vita sarebbe stato troppo forte per lui. Sfilò quindi i nuovi stivaletti e ne indossò un paio normali. Insomma, non c’era niente nascosto negli stivaletti di Inoki ma si decise ugualmente di proteggerli con del nastro adesivo.
Alì riceve un calcio particolarmente brutale. A partire da questo momento, le intenzioni di Inoki sono chiare: non sta semplicemente mirando alle gambe ma si sta focalizzando su di un punto in particolare per farlo crollare. Tutti i suoi calci sono indirizzati nella parte posteriore del ginocchio sinistro di Ali.
Ali riesce a metter a segno il secondo pugno della serata, colpendo Inoki alla testa. Anche se Alì era rinomato per la sua agilità e non certo per la sua potenza, Inoki confessò in seguito la sensazione di stordimento conseguente ad ogni colpo centrato dal boxeur.
La gamba sinistra di Ali è completamente gonfia. Fino a quel punto, riusciva a schivarsi saltellando per far intendere che i calci di Inoki non gli facevano male ma ora non può più fingere. La farfalla non riesce più a volare.
Inoki va a segno con dieci calci. Non si preoccupa più della precisione, ogni contatto è suscettibile di arrecare dolore all'avversario. Le gambe di Ali sono pesanti ma la sua bocca va ancora e riprende le sue aggressioni verbali.
Ali mantiene il suo incedere strafottente ma zoppica visibilmente. Inoki finta un calcio, Ali si spaventa e si scopre sul lato vulnerabile, esponendo la gamba ferita. Inoki affonda e afferra Ali alla cintola, ingaggiando un corpo a corpo.
È quasi riuscito
ad avere la meglio – a suo dire – se avesse stretto Ali qualche centimetro più
in basso sarebbe senza dubbio riuscito a farlo scivolare al tappeto. Ma Ali riesce ad incurvarsi e l’arbitro li separa. Inoki tenta di divincolarsi ma non
riesce ad affondare. Stringe Ali, cerca di sollevarlo ma quest’ultimo riesce a
liberarsi aggrappandosi alle corde. Inoki comincia a peccare di presunzione. E
Ali parte in contrattacco.
Scarica una
serie di tre pugni che porteranno ad un totale di cinque nell'intero incontro.
Ma al suono della campana si sdraia al suo angolo con la gamba ferita a
penzoloni fuori dal ring.
Niente da segnalare. Essenzialmente i due si guardano in cagnesco e si insultano, entrambi esausti.
Inoki raggiunge il centro del ring per stringere la mano al suo avversario. Ali gli scaccia la mano col guantone. Cominciano a girarsi intorno.. e nulla più.
Inoki alza le braccia al cielo in segno di disgusto, chiaramente frustrato dalle innumerevoli regole che gli hanno impedito di battersi come poteva. Ali avanza, abbraccia il suo avversario e gli dice qualcosa all'orecchio. Sorride ma sembra anche sollevato che tutto sia finito.
La folla non è
altrettanto divertita. Erano venuti per vedere scorrere il sangue (quello di
Inoki, quello di Ali, quello di chiunque) ma l’incontro è stato di una noia
mortale. Ora, questo genere di cose sono all'ordine del giorno negli incontri
di MMA (Mixed Martial Arts, ndt) ma all'epoca il pubblico voleva vedere
darsele, e di santa ragione. Il palazzetto si trasformò in una mini-sommossa:
la gente spintonava, urlava, tirava ogni genere di spazzatura sul ring per
manifestare la sua delusione. Probabilmente vi immaginate il giapponese medio
come una persona educata e pulita ma vi sbagliate, ci vollero giorni per
riordinare quel casino.
Inoki mise a segno un totale di sessantaquattro calci. Ali, cinque pugni.
“In termini di colpi portati, ero certo della vittoria di Antonio” ha recentemente dichiarato un rappresentante dello staff di Inoki. “Ma uno dei giudici diede il suo voto ad Ali vincente! Andai su tutte le furie, ero sicuro che fosse stato corrotto. Dopo il match, giravo intorno e gridavo:"Trovatemi quello stronzo di giudice, voglio ucciderlo!".
Alla fine della storia, Inoki tenne il suo denaro ed il suo orgoglio ben in alto. Ma non ne uscì incolume: dopo tutti quei calci, aveva riportato molteplici fratture al suo piede destro.
Pare che abbia lasciato discretamente il ring ed una volta che le porte dell’ascensore chiuse dietro di lui sia stramazzato al suolo. Soffriva maledettamente ma aveva una tournée d’incontri previsti nelle Filippine ed in Korea e, a dispetto dell’opinione del suo allenatore, mantenne gli impegni presi. Una volta tornato a Los Angeles gli vennero diagnosticati due trombi alla gamba sinistra e per qualche tempo ci fu il rischio di dover ricorrere ad un’amputazione per contrastare le infezioni. Passò molte settimane in ospedale e ci tornò regolarmente per effettuare dei controlli nei cinque anni seguenti, fino al suo ritiro. Come confermò il suo allenatore, il suo leggendario gioco di gambe non fu più. Ma Ali non era il tipo di atleta da covare rancore, per quanto imbarazzante e dannosa fosse stata l’esperienza vissuta in Giappone. Quando Inoki dichiarò pubblicamente nel 1994 che avrebbe effettuato il suo ultimo incontro, Ali volò dritto a Tokyo ed assistette in prima fila. A fine incontro salì sul ring ed offrì ad Inoki un bouquet di fiori e due o tre parole discrete che nessuno saprà mai.
Per ragioni del tutto evidenti, le biografie ufficiali di Muhammad Ali non si sono mai soffermate a lungo sull'incontro con Inoki per il quale invece fu un episodio leggendario della sua carriera come del resto uno degli eventi sportivi più celebrati in Giappone. A partire da quel giorno ed in onore al suo avversario Inoki adotto la canzone “Ali Bom-Ba-Yè” scandita dal pubblico di Kinshasa durante il match contro Foreman, trasformandolo in “Inoki Bom-Ba-Yè”. Un recente sondaggio in Giappone ha dimostrato che le generazioni più giovani non hanno idea che la canzone appartenesse in origine ad Ali. Questo gesto di grande riconoscenza e di rispetto ha forse aiutato Ali a guarire dalle ferite (morali) riportate su quel ring.
Inoki ed Ali condividono un altro aspetto. Nel 1991, poco prima l’esplosione della prima Guerra del Golfo, una quarantina di ufficiali e diplomatici giapponesi erano praticamente tenuti in ostaggio dal governo di Saddam Hussein. I negoziati del governo nipponico erano in stallo così Inoki salì a sue spese su un aereo diretto in Iraq. Organizzò un evento sportivo e pacifico, del wrestling e della musica con l’intenzione di ammorbidire le relazioni tra i due paesi. Durante questa visita, ebbe occasione di visitare una moschea e ne uscì convertito all'islam, prendendo proprio il nome di Muhammad Ali. I giapponesi furono tutti rilasciati.





















Che uomo è uno che combatte stando con il culo per terra. Non è così che si fa. Stava sempre a distanza e poi si buttava a terra scalciando come un bambino e per giunta con le scarpe di ferro.
RispondiEliminaFu una pagliacciata e basta...
EliminaAlì passò un'oretta a fare il buffone. Un incontro vero sarebbe durato 30 secondi
https://www.youtube.com/watch?v=rNY6qjFKrF8
E poi questo Inoki da come leggo pretendeva di voler dare pugni senza guantoni mentre Alì doveva usarle?? un po presuntuoso il muso giallo ;)
RispondiEliminama hai letto l'articolo? lo hai capito?
EliminaInoki non poteva colpire, non poteva calciare da in piedi, niente prese, in pratica poteva solo colpire da terra, il tutto deciso il giorno prima dell'incontro.
svegliati invece di fare il razzista
Ignorante e razzista. Scrivere stupidaggini non è obbligatorio!
EliminaInoki non è stato un atleta grande come Alì..
RispondiEliminaSenza nulla togliere al suo valore come sportivo dell'atleta giapponese
l'incontro fu un show fatto per offrire al pugile afro americano un incontro relativamente semplice ma spettacolare dopo la sua leggendaria vittoria con il colossale George Foreman..
Antonio Inoki ovviamente non poteva competere come pugile contro Ali nè Ali aveva mai affrontato le leve articolari del Judo, uno dei cavalli di battaglia del mitico lottatore giappone..
Alì rischiava la vita sul Ring mentre Inoki spesso organizzò colossali spettacoli sportivi piuttosto che reali match come è tipico nel wrestling.
Il tutto si risolse realisticamente in una sorta di indugiante rissa da strada che lasciò scontenti gli spettatori ma non rovinò la reputazione dei due atleti..
Alì forse finì all'ospedale come riporta l'articolista ma Inoki fu toccato profondamente dalla leggenda che ebbe di fronte e la sua carriera fu da quel momento una sorta di rincorsa al mito che the Greatest creò attorno a sé. Appunto come Alì tento di andare da Saddam Hussein per rilasciare i marines ostaggi, incontri impossibili che lo vedevano sempre vincitore ed addiruttura leggo la conversione all'Islam.
Mi piacerebbe modificare il mio commento per renderlo più leggibile..
RispondiEliminaQualcuno sa come fare? :)
Ma di che cazzo parlate?....è wrestling...è una finzione.
RispondiEliminaPer la cronaca.. il wrestling non è finto ma predeterminato e la cosa è diversa, quelli che i non informati come voi chiamano "finti" atleti si allenano ore ed ore tutti i giorni..seguono una trama, recitano dei monologhi, interpretano dei personaggi ma i rischi in caso di mancanza di preparazione atletica e tecnica (Sì,tecnica avete capito bene) sono elevatissimi ed i numerosi infortuni e le morti accidentali nel corso degli anni parlano da sole.. gente come brock Lesnar ha emigrato nelle mma portando scompiglio con prestazioni che sono valse anche il titolo mondiale dei massimi in UFC... chiamateli pure "finti",questi se vogliono ti ammazzano..
EliminaE per la cronaca, senza limitazioni Inoki ad Alì lo ammazzava.
Sono d'accordo
EliminaHahahhahahhaha
RispondiEliminaDalla biografia di Muhammad Alì "Impossibile è niente"
RispondiEliminahttps://ibb.co/dhWfjF
https://ibb.co/gArwPF
https://ibb.co/fTQqjF
http://www.edizpiemme.it/libri/muhammad-ali-impossibile-e-niente
È stata una trovata spettacolare che ha incuriosito , ma il pugilato e il wrestling sono due sport diversi.
RispondiEliminaDue grandi persone, due grandi campioni. Sono cresciuto con i loro miti alle stelle e adesso sono molto orgoglioso che siano piombati nella mia vita grazie a una televisione che allora era una cosa molto diversa da quanto è divenuta oggi. Grazie ad entrambi; spero un giorno che ci potremo tutti incontrare da qualche parte, lassù.
RispondiEliminamha..
RispondiEliminaPotete pensarla come volete, ma in un ipotetico incontro vero Inoki avrebbe massacrato Alì.
RispondiEliminaHAHAHAHHAHAHAAHH
RispondiEliminaOgniuno dei due è stato una leggenda nel suo. Ma nn c'è ne se ne ma. Se avete mai praticato almeno dilettantisticamente entrambe questi sport, saprete perfettamente della 'superiorità' della lotta rispetto la boxe. Mi esprimo meglio :un lottatore ha più probabilità di vittoria in uno scontro reale. Un pugile potrebbe avere la meglio senza farlo avvicinare a corpo a corpo. Ma nn è facile x nessuno mettere KO un avversario in pochi secondi e di certo, questa, nn era una peculiarità di Ali. Ve lo dice uno che pratica entrambe x mestiere e che si è formato principalmente come pugile (perciò parlo contro il mio interesse). Questo è quanto. Il resto sono solo opinionisti.
RispondiEliminaInoki non avrebbe mai potuto battere Muhammad Ali
RispondiEliminaInoki era un ciarlatano impegnato in una rappresentazione teatrale e lo ha dimostrato in quella occasione e durante grandissima parte delle sue esibizioni teatrali/sportive
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
RispondiEliminaUna comprensione sensata di questo incontro deve andare oltre i commenti superficiali e confrontare tutte le fonti attendibili.
RispondiEliminaBisogna chiarire i seguenti punti.
Sul valore atletico
Muhammad Ali era un atleta autentico: medaglia olimpica, campione mondiale, uomo che aveva sfidato il governo americano rischiando carriera e libertà per principio.
Aveva una serie di vittorie che hanno fatto la storia dello sport.
Inoki veniva dal puroresu, uno spettacolo con esiti predeterminati costruito da Rikidōzan per dare al Giappone postbellico un senso di rivalsa nazionale.
Era certamente un atleta preparato, ma alle spalle, di davvero rilevante, aveva solo una vittoria che molte autorevoli fonti certificano come predeterminata, con la medaglia d’oro di judo Ruska.
Non erano discipline equivalenti.
Inoki, nella sua carriera sportiva, fu propriamente un organizzatore di spettacoli sportivi basati su incontri predeterminati per costruire la sua leggenda; era un uomo pieno di sé e lo dimostrano tutte le sue interviste e la sua storia personale (la creazione della NJPW, la rivalità con Giant Baba, suo ex compagno, e si potrebbe parlare a lungo).
Ali fu ingaggiato da Shinma, il regista della NJPW, per oltre sei milioni di dollari, ovvero una cifra superiore alla borsa pattuita con Foreman per l’incontro di pugilato più famoso della storia (The Rumble in the Jungle).
RispondiEliminaQuesto fa pensare che non fu un incontro truccato: è pacifico affermare che un atleta con il curriculum sportivo di Ali non avrebbe accettato un incontro truccato, né nessuno avrebbe potuto offrirgli, per quella borsa, una messa in scena.
Inoki proveniva e organizzava incontri di puroresu che sono, pacificamente, spettacoli sportivi teatrali.
Non è ancora possibile stabilire su fonti storiche incontrovertibili come furono negoziate le regole per l’incontro, ma si trattò evidentemente di un compromesso:
Inoki non avrebbe potuto reggere la pressione e il confronto con uno dei più grandi pugili della storia e doveva evitarlo.
Ali non era abituato alle prese e alle leve articolari delle arti marziali, ed è possibile che, su questo punto, abbia ispirato un compromesso sul regolamento.
Thomas Hauser, nella sua opera Muhammad Ali: Impossibile è niente — la biografia scritta con la collaborazione diretta di Ali e del suo entourage — riporta che fu Inoki a cercare inizialmente un incontro con esito predeterminato (nel quale sarebbe stato sconfitto e dopo avrebbe aggredito Ali), mentre Ali voleva competere sul serio. Hauser afferma che Inoki era spaventato da Ali.
Al contrario, Takeshi Yanagisawa (Kanpon 1976-nen no Antonio Inoki, 2009) sostiene che inizialmente l’incontro fosse stato pensato come un work (predeterminato), ma che l’entourage di Ali, vedendo gli allenamenti di Inoki e temendo per l’incolumità del campione, impose regole talmente restrittive da costringere Inoki a quel match “ridicolo” per non essere messo KO.
Yanagisawa evidenzia più la paura dell’entourage di Ali che quella di Inoki.
Un articolo del Guardian citando il medico di Ali Ferdie Pacheco e il manager Bob Arum afferma che l’incontro, per il team di Ali, era un’esibizione, e Ali più tardi dichiarò di avere accettato per 6 milioni di dollari: “Six million dollars, that’s why.”
Di fatto, Inoki si distese sul pavimento e calciò le gambe di Ali per 15 round.
Non era una brillante tattica sportiva (il rope‑a‑dope di Ali): era l’unica cosa che poteva fare senza ricevere una serie di pugni in faccia.
Ali non sapeva gestire le leve articolari, ma Inoki fu tatticamente attendista per la scelta più sensata: non poteva reggere i suoi pugni.
Ali riuscì a sferrare, a tratti esasperato, solo 6 pugni (“I want one punch”, “Coward Inoki! Inoki no fight!”).
Fu pacificamente un incontro irrisolto e a tratti farsesco (Ali ad un certo punto salì sull'angolo e tentò di calpestare Inoki).
Shinma afferma decisamente che non fu truccato: “L’incontro Inoki–Ali fu un combattimento reale! Esistevano delle regole.”
Non sono d’accordo sui danni permanenti alle gambe di Ali poiché egli, nella impressionante striscia di vittorie degli incontri successivi, continuò a danzare, compreso nel terzo incontro con Joe Frazier (che in precedenza lo sconfisse realmente, senza polemiche, nell’incontro del secolo dell’8 marzo 1971).
Sugli stivaletti
RispondiEliminaMerita un approfondimento la tecnica dei calci sferrati da Antonio Inoki durante i 15 round dell’incontro.
È pacifico che nell’ottavo round Angelo Dundee, l’allenatore di Ali, abbia chiesto a Inoki di fissare le punte dei lacci delle scarpe perché uno degli occhielli si era staccato e stava tagliando le gambe di Ali.
Una ferita gli si era già aperta sulla coscia.
“It’s haemorrhaging!” — “È un’emorragia!” urlò l’annunciatore.
L’intenzione del trucco (le lamine di ferro)
Secondo la Wikipedia giapponese, Shinma propose a Inoki di indossare stivaletti con una piastra di ferro, ma Inoki li rifiutò dicendo: “Non voglio fare una gara di cui mi penta.”
L’ispezione negli spogliatoi
Poco prima del match l’entourage di Ali pretese un’ispezione minuziosa dell’equipaggiamento di Inoki.
Le fonti divergono sull’esito: alcune dicono che Shinma dovette rimuovere il metallo all’ultimo, altre che gli stivaletti furono approvati perché il metallo era cucito in modo non rilevabile.
Le conseguenze cliniche
Il medico di Ali, Ferdie Pacheco, rilevò danni gravissimi alle gambe del pugile: due grossi coaguli di sangue e un principio di infezione cutanea.
La versione di Shinma
Nelle interviste senili, Shinma non ammette il “reato” in modo esplicito, ma rivendica con orgoglio di aver fatto “tutto il necessario” come shikake‑nin.
Sui danni alle gambe
Il dottore di Ali, Ferdie Pacheco, espresse forti preoccupazioni per le condizioni del pugile dopo il match di Tokyo e consigliò vivamente ad Ali di ricoverarsi immediatamente.
Nonostante ciò, Ali disputò incontri dimostrativi nelle Filippine e in Corea del Sud, e solo dopo il ritorno negli Stati Uniti si ricoverò per due settimane a Los Angeles.
Riprese comunque la sua incredibile carriera pochi mesi dopo con la terza discussa vittoria ai punti contro Ken Norton.
Sulla vittima morale dell’incontro
RispondiEliminaShinma, che aveva rischiato tutto per organizzare l’evento, fu declassato dalla NJPW dopo l’incontro: stipendio tagliato e titoli tolti.
Nelle sue ultime interviste disse amaramente:
“Chi ha portato Antonio Inoki sull’Everest mondiale?”
Bibliografia e Fonti
1. Fonti Monografiche e Saggistica (Giappone)
Yanagisawa, Takeshi. 完本 1976年のアントニオ猪木 (Kanpon 1976-nen no Antonio Inoki). Bunshun Bunko, 2009.
2. Fonti Biografiche (Occidente)
Hauser, Thomas. Muhammad Ali: His Life and Times. Simon & Schuster, 1991.
Ed. it.: Muhammad Ali: Impossibile è niente, Piemme.
3. Interviste e Testimonianze Dirette
Shinma, Hisashi — interviste su Ganryujima.jp e YouTube.
Kon, Yasuo — interviste su YouTube.
4. Risorse Digitali
Wikipedia (JP/EN): アントニオ猪木対モハメド・アリ / Muhammad Ali vs. Antonio Inoki.
Conclusione
In ogni caso, io considero Ali un atleta nettamente superiore ad Inoki e ritengo che sarebbe stato il ragionevole vincitore di un incontro sportivo senza compromessi.