venerdì 19 giugno 2009

GRAN TORINO, DI CLINT EASTWOOD - 2008

Walt Kowalsky rimane solo dopo la morte della moglie e, attorno alla sua casa, nella periferia depressa di Detroit, vede un mondo che gli si sgretola attorno, "un mondo imperfetto", e soprattutto diverso. Musi gialli, gang di neri, nipotini sboccati e maleducati. Walt è un vecchio di origine polacca in pensione, rude, xenofobo e scorbutico all'ennesima potenza. Uno che sputa per terra dopo averti detto "sons of a bitch". Uno che ha fatto la guerra in Corea e si porta dietro medaglie e incubi, un'anima guasta. Uno che ha lavorato una vita nelle fabbriche Ford e si tiene in garage una Gran Torino del '72 immacolata e incontaminata dalla strada. Pura. E' il personaggio meno permeabile alla tenerezza che Clint si sia mai cucito addosso. Ma poi si apre la prima finestra di un film straordinariamente etico: cioè che si può cambiare a qualsiasi età. Kowalsky capisce che non tutto il diverso è brutto, detestabile. Inizia un percorso di avvicinamento a Thao (il giovane indifeso vicino di casa) e la sua famiglia hmong (un gruppo etnico asiatico che vive nelle regioni montagnose della Cina del sud), e al contempo di distacco da tutti i vendicatori armati interpretati dal regista californiano, da "Gli Spietati" a "Debito Di Sangue". Il testamento di un eroe scritto nell'ultimo estremo sacrificio, nella rinuncia alla violenza e alla vendetta, che si può leggere come un messaggio alla più recente storia americana.


Etico ma anche straordinariamente classico. Con pochi, suggestivi e geometrici sguardi disegna un mondo e traccia il percorso di una redenzione verso l"altro". Abitato da quella potenza essenziale e nitida delle ultime sue opere, del suo grande cinema umanista, ostinato e pieno di compassione. Dunque "pietas" ma anche tanta splendida ironia nei dialoghi e abbaglia, come in "Million Dollar Baby", lo scontro verbale tra Clint e il parroco di turno. Una infinita partita tra l'incapacità della religione tradizionale di infiltrarsi e modulare le leggi che regolano l'anima moderna, circondata da mille sirene e mille seduzioni, e il bisogno di una spiritualità che non trascenda dal cristianesimo più umano, da un vangelo perfettibile. Stupenda la chiusura sulla Gran Torino che solca un viale alberato pieno di sole mentre Jamie Cullum canta il primo verso della struggente canzone omonima. L'eredità di Walt, una purezza e un riscatto, viaggiano nelle mani di Thao.


Luca Tanchis
Voto: 8

2 commenti:

  1. utente anonimo22 agosto 2009 14:48

    Credo che questo sia uno dei più bei film che abbia mai visto...pieno di sentimento nonostante l'apparente freddezza e ironia di Eastwood percorre molte tematiche importanti nel mondo d'oggi...è molto triste pensare che il rispetto per la figura umana, corpo e anima, sia svanita così o forse mai esistita...che siano proprio la violenza, l'assurdità, l'ingiustizia, tutte cose che critichiamo continuamente, a prevalere nella nostra vita...l'amore esiste...basta cercarlo senza mai arrendersi e tenerselo ben stretto anche lottando e sacrificando molto di se stessi e di ciò che si ha, se necessario...non è vero tesoro mio? :)

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