mercoledì 9 aprile 2014

Donna Tartt, l'eccezione culturale

Perla rara della letteratura americana, romanziera coltissima, pubblica dopo 10 anni di silenzio "Il Cardellino".  

     


Donna Tartt è molto di più che una scrittrice cult, di un’eccezione culturale. Appena dopo la pubblicazione del suo primo romanzo nel 1992, entra nel circolo elitario degli scrittori mondiali i cui libri sono oggetto di pari interesse per critici e grande pubblico.
Da allora ha pubblicato solo due libri, l’ultimo dei quali, «Il Cardellino», le somiglia: immenso e fragile, misterioso come questo uccello, dipinto dal maestro olandese Fabritius, che l’ha ispirato. Perchè se ha pubblicato poco, Donna Tartt si fa vedere ancora meno. Ecco perché queste sono confidenze particolarmente preziose di una persona timida che si sente più a suo agio in Virginia, nella sua bella casa in stile sudista dove i suoi cani sono i suoi primi lettori.
Racconta, in questa opera monumentale (quasi 800 pagine serrate che danno l’impressione,una volta finite, di essere il doppio senza che mai il piacere di leggere sia venuto meno), la vita di Theo Decker, un giovane newyorkese che perde la sua amata madre proprio mentre insieme visitano il Metropolitan Museum of Art, messo a ferro e fuoco da una bomba.
Ferito ma vivo, Theo soccorre un vecchio che, prima di morire, gli chiede di portare via un quadro di un pittore olandese raffigurante un cardellino per salvarlo dalla distruzione. Theo riesce a riemergere dalle rovine e nasconde l’opera d’arte che la polizia ricerca attivamente.
Comincia a questo punto il lungo racconto del suo percorso nel quale incontrerà una distinta madre di famiglia di New York, una ragazza sopravvissuta all’attentato della quale Theo si innamora, un restauratore di mobili e un trafficante di eroina. E’ una cattedrale proustiana, un canto di morte e di amore e l’affascinante cinguettio del più straordinario scrittore-uccello dei nostri giorni.




Nel suo nuovo libro cita Camus, Rimbaud e La Rochefoucauld. Parla bene francese. Dove l’ha imparato?

L’ho imparato a scuola. Non lo parlo molto bene ma riesco a leggerlo. In effetti non parlo molto bene neanche in inglese! [Ride.] Mi risulta più facile scrivere o leggere piuttosto che esprimermi a voce in inglese. Provo a leggere un libro all’anno in francese e ci metto un’infinità.


Legge piuttosto dei classici? Balzac? Flaubert?


Balzac, no. E’ un po’ troppo lungo per me. Io affronto testi brevi ma ricordo di aver letto, a scuola, il primo volume della «Ricerca» di Proust in francese. Per finire il libro devo confessare di aver fatto ricorso a una traduzione. In ogni caso la letteratura francese conta molto per me. L’idea del «Cardellino» mi è venuta leggendo il «Mito di Sisifo». Il mio libro si ispira assolutamente alle idee esistenzialiste, di Camus in particolare. «La Caduta» del resto comincia a Amsterdam, come «il Cardellino».


Ma la scrittura di Camus è molto snella. Mai avrebbe scritto un libro spesso e ricco quanto «Il Cardellino»!


In effetti ,se parliamo di stile, ci sono molte differenze. Il mio si avvicina di più al romanzo inglese del XIXesimo secolo, ai romanzi russi anche. Dei grossi tomi in ogni caso.


Il titolo del romanzo fa riferimento a una tela del maestro olandese Carel Fabritius, che rappresenta un uccello nel suo trespolo. Perchè questa scelta?


E’ una piccolo quadro dai molti misteri. Gli storici avanzano numerose teorie a proposito ma nessuna prevale. Attualmente c’è un’esposizione dei capolavori del Mauritshuis alla Frick Collection, a New York, e quando confrontiamo il «Cardellino» alle opere di Vermeer per esempio, ci rendiamo conto di quanto questo quadro sia nudo. Niente decori, solo un piccolo uccellino. E’ un’illusione ottica involontaria : quando ci si avvicina alla tela si vedono molto bene le pennellate. E’ un quadro molto moderno rispetto al suo tempo. 


Quando l’ha visto per la prima volta sapeva che era quello giusto? 


Avevo bisogno di una piccola tela che Theo potesse trasportare facilmente. Poi avevo bisogno di una pittura che potesse parlare a un bambino. All’inizio avevo pensato un’opera di Holbein ma non era adatta. Così, quando ho visto per la prima volta «il Cardellino», in un’asta di Christie's ad Amsterdam, ho subito capito di aver trovato il mio quadro. 
In più non assomigliava affatto a un’opera olandese del XVIIesimo secolo, bensì a una pittura francese del XIXesimo... Questo fatto aggiungeva del mistero senza parlare del fatto che stava per finire tra le fiamme del grande incendio di Delft. La maggior parte degli altri quadri di Fabritius sono andati persi ahimè, solo una dozzina sono stati salvati. E così ho vissuto per dieci anni con una riproduzione di questo quadro appesa al muro, davanti a me. 


Lo stile del quadro ha influenzato la sua scrittura? 


Sì, lo penso. Questa idea, per esempio, di mescolare il vero e il falso, il realismo e l’illusione. E’ il cuore del libro. Alla fine del romanzo ho lasciato andare la punteggiatura. Un po’di forma in meno. E’ in questo spirito che l’ho concepito, per sentire innanzi tutto la pennellata – come nel quadro. C’è anche la catenella che tiene la zampetta dell’uccello. La storia del libro è lì racchiusa: la prigionia, la fuga. Questo funzionava ad ogni livello. 


L'uccello è legato al suo trespolo quanto lei al suo libro? 


Certamente. Tanto più che io scrivo a mano, su dei bloc notes. Il libro è diventato così grosso che alla fine ero circondata da pile di bloc notes. Negli ultimi tre anni specialmente: ero letteralmente intrappolata nel romanzo. 


Come fa a ricordarsi, dopo dieci anni di lavoro, di quello che ha scritto in un capitolo o in un altro? 


Mi ricordo di tutto. Assolutamente tutto. Non mi sfugge neanche un dettaglio. 


Quando parla di dieci anni di lavoro, quanti sono gli anni di preparazione e ricerca, e quanti di scrittura? 


Sono dieci anni di scrittura. E dieci anni di preparazione e ricerca. Tutto si fa allo stesso tempo. Apporto costantemente delle aggiunte e faccio molto avanti e indietro. A dire il vero ho cominciato a scrivere il libro dalla fine. La mia amica romanziera Ann Patchett paragona la scrittura alla preparazione di un soufflé, ed è esattamente così che va per quanto mi riguarda: mentre si scrive si aggiungono delle informazioni come il bianco dell’uovo alla pasta. E finisce per prendere corpo. 


Non guadagnerebbe molto più tempo con un computer? 


Ho iniziato a scrivere e a pubblicare poesie all’età di 13 anni. Poi le novelle ma non ero troppo entusiasta neanche di questa forma. Quando sono passata al romanzo ho intuito di aver trovato la mia forma espressiva ideale. Le mie abitudini però erano già radicate, perciò ho continuato con i bloc notes. Uso il computer per trascrivere io stessa il contenuto dei bloc notes in forma dattilografica.

     



Come è diventata scrittrice?

Disegnando. Quando avevo cinque anni disegnavo, scrivevo delle storie. Piano piano i disegni hanno lasciato il posto alle sole storie. Ho ancora dei blocchetti di quando avevo dieci o undici anni. Pagine e pagine su quello che avevo mangiato a cena, su ciò che il gatto aveva fatto, le prof che detestavo,una discussione a scuola. Era veramente il diario della mia vita quotidiana.
Oggi continuo a farlo ma non è più un diario propriamente detto. Sono presenti meno elementi autobiografici e più descrizioni di scene, trascrizioni di conversazioni o di cose che potrebbero dire i miei personaggi. Talmente che nei miei appunti più recenti non sono più io che parlo ma Theo, Boris, tutti i miei personaggi.

Era una brava allieva a scuola?

No, non valevo nulla! La scuola mi annoiava molto. Odiavo la matematica. Poi ho cominciato a partecipare a dei concorsi di scrittura e a vincerli. Era veramente l’unica cosa che ero capace di fare.

Quali libri, all’epoca, l’hanno segnata?

«Peter Pan». C’è d’altronde un po’ di Peter Pan in ciascuno dei miei libri. Più tardi, il primo autore per adulti che ho letto è Edgar Allan Poe. Lo adoravo a 12 o 13 anni. E Stevenson. L'altro libro che mi ha molto impressionata è «Doctor Jekyll e Mister Hyde». I temi dello sdoppiamento, della colpa, mi hanno molto colpita. Il primo romanzo russo a 17 anni fu «Delitto e Castigo», poi ho più o meno divorato tutti i romanzi di Dostoevskij. Tolstoj, in età più adulta. Da adolescente, trovavo quelle storie matrimoniali molto noiose.

L'esplosione che descrive, al Metropolitan Museum di New York, ricorda l’11 Settembre. Si è ispirata alle immagini degli attentati per queste scene?

A dire il vero avevo già cominciato la stesura del libro prima dell’11 Settembre. La scena era scritta. Io mi sono ispirata piuttosto all'attentato di Oklahoma City, precedente a quello del World Trade Center.

Bisognerà aspettare dieci anni per leggere il suo prossimo libro?

Spero di no! Ci sto lavorando. Ma non pensavo, iniziando questo libro, che mi prendesse così tanto tempo! Pensavo di raccontare solamente l’infanzia del mio eroe, non la sua maturità.

Scrive più volentieri a New York o in campagna?

Tutti e due. Ho una vecchia casa nel Sud, vecchia in ogni caso per gli Stati Uniti, del 1800. Ma ho scritto buona parte del libro a New York. Ho scritto praticamente tutto il mio primo libro a New York.

Può descrivere la stanza nella quale lavora?

In Virginia lavoro in un mezzanino. E’ una stanza minuscola, come una cella, sotto il portico. Era la camera degli schiavi e mi sembrava logico utilizzarla come ufficio per scrivere. E’ piena di carte. Anche i miei cani ci stanno - tutto il mondo chiuso al suo interno. Le finestre sono così basse, all’altezza dei fiori. Io lavoro in una scrivania da bambino che ho comprato a un’asta. Mi piace utilizzare la penna a sfera perchè scrivo sui due lati e non passa attraverso la carta. Immaginate la scena: io e i miei cani mentre riempio i miei bloc notes come una forsennata!


Articolo e intervista di Didier Jacob, Le Nouvel Observateur

Traduzione di Ilaria Cervone  (Articolo originale)



    

Romanzi:
The Secret History / Dio di illusioni (1992, Alfred A. Knopf)
The Little Friend / Il piccolo amico (2002, Alfred A. Knopf)
The Goldfinch / Il cardellino (2013, Little, Brown and Company)

domenica 6 aprile 2014

Intervista: DyE

Ricordate quel video un po' romanticheggiante su uno sfondo di pop sensuale che fece fremere le giovani coppie dal cuore fragile? Ebbene, l’autore di quella dolce melodia ritorna, tre anni dopo l’uscita del suo primo album, Taki 183. Scordatevi la sua straripante malinconia, DyE ha accelerato i battiti. È un nuovo album fresco e frizzante. Si chiama Cocktail Citron.
Incontriamo l’autore.



Juan (Juan De Guillebon, ndt), perchè questo nome, DyE?

Ho pensato a lungo ad uno pseudonimo: cercavo qualcosa di elettrico, flashy e grafico, un po' estatico, anche.

Dopo il tuo pezzo rivelazione, “Fantasy”, come vedevi il tuo futuro presso Tigersushi (etichetta dell’autore, ndt)?

Mi ha dato molta più sicurezza. Dopo il successo del video la label mi ha proposto di fare un nuovo disco per il quale abbiamo lavorato due anni in studio. Ci sono state molte collaborazioni, per esempio con Egyptian Lover o Joakim, che ha mixato alcuni brani. Avevo davvero voglia di coinvolgere gli amici per creare questo disco e di uscire dallo stereotipo del tizio che fa tutti i suoi brani da solo. Ho registrato delle linee di vera batteria, di chitarra, basso elettrico e sintetizzatori. Ci si ritrovano voci differenti, è stato davvero un piacere lavorare in questo modo.



Oggi il tuo nuovo album è pronto, cos’è cambiato rispetto a “Taki 183”? I tuoi modi di fare, le tue influenze?

Il primo disco era molto malinconico, molto sperimentale e quasi al limite del suicidio (ride). Il secondo è nettamente più happy, è un disco a 123 BPM. Ho cacciato via certi demoni e mi sono liberato dal peso dell’adoloscenza. Per quanto riguarda le mie influenze, mi sono molto ispirato a certi gruppi degli anni 2000 come Miss Kittin & The Hacher, Lo-Fi-Fnk, Mr Oizo o MGMT.

“Cocktail Citron” parla di incontri d’amore, c’è una ragione particolare?

Sì, il pezzo che dà il titolo all’album parla del mio incontro con Angie David, che è una scrittrice con la quale attualmente condivido la mia vita. La voce del pezzo è la sua, come il testo, del resto. Devo ammettere che è il mio pezzo preferito! È la nostra "Melody Nelson", per questo brano ci siamo principalmente ispirati ad artisti degli anni ’80 come Elli et Jacno o Etienne Daho.



La tua musica è stata definita “universale”. È davvero ciò che cherchi mentre componi?

Non ci sono veri e propri compromessi di partenza: resto propositivo, se riesco a coinvolgere delle persone allora tutto ha il suo senso. È l’idea della Pop Art. Sono soprattutto i fans a spingerti al rinnovamento. Per due anni ho ricevuto dei messaggi che mi chiedevano se fossi morto.. ti mette voglia di far risplendere il tuo lavoro. Quando è uscito Fantasy mi son detto che che non avesse funzionato avrei potuto tranquillamente smettere. La storia di questo pezzo e il successo del video di Jéremie Perrin hanno fatto che non avessi altra scelta se non quella di continuare.

Un altro clip da 47 milioni di visualizzazioni?

Magari di più!!




Traduzione: Carlo Ligas

domenica 30 marzo 2014

Robert Lepage e Pedro Pires: Un Triptyque in tandem


Robert Lepage e Pedro Pires firmano la realizzazione di Triptyque, adattamento cinematografico di una delle «tre trilogie» che formavano l’opera Lipsynch del celebre regista che torna dietro la camera per la prima volta dopo “La face cachée de la lune” di dieci anni fa.
Che sia chiaro : malgrado non abbia realizzato lungometraggi da un decennio, Robert Lepage non ha mai perso il gusto del cinema. 
“E’ solo che non volevo più lavorare nel contesto in cui si faceva cinema 10 anni fa” precisa. Non pensavo ci fossero altri modi di fare cinema, e la maniera in cui funzionava all’epoca, tramite finanziamenti, era talmente complesso, bisognava mettersi in ginocchio.. ho altro da fare, io!»
Ma colui che abbiamo visto alla regia di molteplici progetti teatrali – specialmente l’allestimento del Cirque du Soleil o di altri produzioni d’opera, per non parlare delle prossime, a Montréal, come lo spettacolo Pique et Cœur alla TOHU (teatro di Montréal, NDT) e Les aiguilles e l’opium al TNM – non ha mai perso il contatto con il mondo della settima arte, moltiplicando i cameo e le collaborazioni . E non è un caso se l’artista è stato molto presente durante la realizzazione di alcuni cortometraggi di Pedro Pires, che firma ora con lui la realizzazione di Triptyque.
«All’inizio, è stata mia sorella, Lynda Beaulieu – la produttrice di Triptyque – a chiedermi di cosa avessi bisogno per riprendere il cinema, ricorda Lepage. Ho stilato una lunga lista di condizioni dicendomi che non avrebbe mai funzionato e alla fine lei ha trovato il modo di strutturarlo e finanziarlo. Volevamo assolutamente lavorare con Pedro.»
«A teatro si parla molto per evocare delle situazioni mentre il cinema le mostra in maniera più efficace, più immediata. Non ho mai preteso di stravolgere l’arte cinematografica. Sono più un uomo di teatro. Lavorare con Pedro Pires mi ha permesso di cambiare la forma, di renderla più interessante, più aderente al contesto, più contemporanea.» 


E’ stata la prima esperienza per Robert Lepage di codirezione di uno dei suoi lungometraggi ma malgrado ciò l’artista si è ritrovato in un terreno familiare : «A teatro, lavoro un po’ così, afferma. C’è il direttore d’orchestra e il regista. Hanno eguale importanza e il cantante deve dare ascolto a entrambi. Se si cerca di sconfinare nel territorio dell’altro le cose non funzionano. Il rispetto è reciproco. E’ necessario trovare dei punti forti ma anche accettare le proprie debolezze. Ci sono delle circostanze di fronte alle quali sono disarmato mentre per Pedro queste stesse sono naturali e fisiologiche.»
Ma Pires sottolinea che lui e Lepage hanno significativi punti in comune in materia artistica in generale e anche nel cinema. «Non ci dirigiamo in direzioni opposte, rimarca il cineasta. C’è un rispetto reciproco, una complementarietà nell’interesse per la realizzazione. Io ho i miei obiettivi, le mie inquadrature; Robert si occupa di ciò che concerne il testo e la drammaturgia. Una delle sue doti è di riuscire sempre a far trionfare il valore dell’idea.»
«Ciò che mi importa è l’opera, aggiunge Lepage. E’ così che lavoro a teatro. Si crea insieme: abbiamo tutti il nostro ego, delle convinzioni da difendere ma, a un certo punto, è l’opera a richiede qualcosa ed è quello che bisogna realizzare. All’inizio siamo tutti un po’ persi, il film non ha ancora forma e vogliamo far prevalere le nostre idee. Ciascuno ha le sue teorie. Poi arriva il momento in cui il film prende forma. E da quel momento bisogna seguire questo suo sviluppo.»


Trovare la propria voce

Lipsynch durava nove ore ed era in un certo senso composta da nove storie che si intrecciavano (una «trilogia di trilogie», riassume Robert Lepage). Per Triptyque, il regista ha scelto tre di questi personaggi, innanzi tutto per realizzarne dei cortometraggi che sono in seguito diventati il lungometraggio che uscirà la settimana prossima. Michelle (Lise Castonguay), libraia schizofrenica appena uscita dall’ospedale, punto di partenza del film; poi sua sorella, Marie (Frédérike Bédard), cantante che, operata di tumore al cervello, rimane momentaneamente priva di voce e soggetta a perdite di memoria; e Thomas (Hans Piesbergen), il fidanzato di Marie, che è stato prima di tutto il medico che l’ha operata quando attraversava un’importante crisi esistenziale. Le vicende di due originari del Quebec e di un Tedesco, che si intersecano e rimandano alla voce, alla parola, alla lingua. 
«L’attenzione per la lingua è una prerogativa del Quebec ma in questo caso la politica non c’entra, non c’è un legame col tema della salvaguardia della lingua, precisa Lepage. L’identità è sempre una tematica importante in Quebec. I personaggi sono internazionali ma alle prese con delle questioni di identità.»
Allo stesso modo, la religione, molto presente nello sfondo, marca una differenza culturale tra i personaggi. 
«Il rapporto con la religione di un abitante del Quebec è molto diverso rispetto a quello di un europeo. A un personaggio europeo riconduciamo soprattutto opere religiose, l’iconografia e oggetti da museo, sottolinea Lepage. In Québec – e siamo nel pieno del dibattito sulla laicità –, ci si sta appena liberando di una identità estremamente legata alla religione. Il rapporto dei personaggi con la spiritualità è dunque differente – per esempio, Thomas, che viene dal mondo della razionalità, è in crisi esistenziale, vive un vuoto spirituale enorme che cerca di colmare con l’alcool. Nelle mie opere c’è sempre un personaggio o due molto credenti o non credenti per niente, in ricerca spirituale.»

Traduzione di Ilaria Cervone (Articolo originale)

                  

                                                 

Robert Lepage (Québec, 12 dicembre 1957) è un attore teatrale, sceneggiatore, regista cinematografico e teatrale, oltre che direttore artistico e attore cinematografico canadese.
1995: Le Confessional
1997: Le Polygraphe
1998: Nô
2000: Possible Worlds
2003: Far Side of the Moon
2013: Triptych

Pedro Pires è nato a Nantes, in Francia, nel 1969 da genitori portoghesi. E' cresciuto a Quebec. E' regista, sceneggiatore, direttore della fotografia, montatore e produttore.
1995: The Sound of the Carceri
2007: Danse Macabre
2010: Hope
2011: Totem
2013: Triptych

mercoledì 26 febbraio 2014

Robert Walser: Giornali parigini



Da quando leggo giornali parigini, i quali emanano un profumo di potenza, sono una persona così distinta che non ricambio il saluto, e neanche me ne stupisco. Con «Le Temps» in mano mi trovo assai elegante. D'ora in poi non degnerò più di uno sguardo la brava gente. I giornali parigini sostituiscono per me il teatro. Nemmeno il ristorante più raffinato onoro ormai col mio piede, tanto sono diventato difficile. Per le mie labbra non passa più neanche un sorso di birra. Il mio orecchio approva ormai soltanto la melodia del francese. In passato amavo ardentemente una signora, una vera lady; oggi la trovo goffa nella misura in cui «Le Figaro» mi ha viziato. «Le Matin» non mi ha reso mezzo matto? Mentre i miei colleghi, nell'odierno tempo di crisi, si stancano a furia di scrivere, io, per merito dei miei giornali, sono imbaldanzito. Un viaggio a Parigi, che mi proponevo di fare, lo considero compiuto, ho imparato a conoscere la capitale della Francia attraverso la lettura. È piacevole essere in buona compagnia. E non ce n'è una migliore dei giornali dei vincitori. Il prodotto linguistico tedesco non trova più alcun favore presso di me. Ho disimparato a parlare tedesco; che sia in qualche modo dannoso?


(tratto da "La rosa", ADELPHI EDIZIONI, traduzione di Anna Bianco, 1992)

giovedì 23 gennaio 2014

Martin Scorsese, a little gallery


       
      Martin Scorsese by Nicolas Guérin                Scorsese durante le riprese di "America 1929"


Scorsese con i genitori, Luciano Charles Scorsese e Caterina Cappa.



sabato 11 gennaio 2014

Eyeglass prescription - Best Film 2012/2013


1. THE MASTER (2012)
Director: Paul Thomas Anderson
Stars: Philip Seymour Hoffman, Joaquin Phoenix, Amy Adams, Jesse Plemons


Film dell'anno perchè con una padronanza stilistica priva di incrinature e una profonda, personale poetica, Paul Thomas Anderson continua a raccontarci le anomalie di una sua lucidissima pastorale americana. Il talento per l'osservazione delle aritmie, le catene aperte del molteplice a stelle e strisce, non rischia nemmeno un momento di perdersi nell'episodico: c'è in lui una perenne oggettiva alta. A differenza dei capitoli precedenti, più rivelatori e lineari riguardo a trama e caratteri, The master risulta essere un film magicamente cavo, dove lo spettatore ha l'illusione di potersi insinuare e giocare con la chimica della storia, con la memoria delle immagini. Merito di una scrittura e una messa in scena vicini alla perfezione. Un congegno che ha continui punti di fuga, struggenti affezioni, improvvisi deliri e laceranti evasioni. Tanto da sembrare la trascrizione visiva di un saggio di Deleuze: "Il Vecchio Testamento non è un’epopea né una tragedia, è il primo romanzo; ed è così che gli inglesi lo comprendono, come fondazione del romanzo. Il traditore è il personaggio essenziale del romanzo, l’eroe. Traditore del mondo delle significazioni dominanti e dell’ordine stabilito. È molto diverso dal truffatore: quest’ultimo infatti cerca di impadronirsi di proprietà stabili, o di conquistare un territorio, o anche di instaurare un nuovo ordine. Il truffatore ha di fronte a sé molto avvenire, ma proprio per nulla un divenire. Il prete, l’indovino sono dei truffatori, lo sperimentatore invece un traditore. L’uomo di Stato, l’uomo di cuore, è un truffatore, ma l’uomo di guerra (non maresciallo o generale) un traditore." (da Sulla superiorità della letteratura anglo-americana).
Tutto è una sorta di alchimia riuscita in questa opera. Freddie e Lancaster (i prodigiosi Phoenix e Hoffman) sono due solitudini chiamate ad interagire profondamente. Due realtà così diverse e inconciliabili che la scintilla prodotta dal loro attrito è il mistero che li seduce e destabilizza reciprocamente.
Il legno opaco e il vetro trasparente. Un esercizio di tatto e un film. Un'indagine su due materiali e due uomini che recitano la luce e la linfa vitale in maniera inversa. Fluire ciecamente e disperatamente nel Mondo o focalizzarlo minuziosamente per cercare di controllarlo.

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2. LAURENCE ANYWAYS (2012)
Director: Xavier Dolan
Stars: Melvil Poupaud, Suzanne Clément, Emmanuel Schwartz, Nathalie Baye

Su ogni carne consentita /Sulla fronte dei miei amici /Su ogni mano che si tende 
Io scrivo il tuo nome
Sui vetri degli stupori /Sulle labbra intente /Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome
Su ogni mio infranto rifugio /Su ogni mio crollato faro /Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome
Sull'assenza che non desidera /Sulla nuda solitudine /Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome
Sul rinnovato vigore /Sullo scomparso pericolo /Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome 

(Libertà, Paul Eluard)

Libertè, Libertè, Libertè. Non lo grida solo Laurence, la storia in sè, o i graffitti sui muri, ma soprattutto il cinema tutto di Xavier Dolan. Un cinema continuato ed esasperato: nei colori, nei primi piani, nelle inquadrature mai sventate, nella richiesta battente di attenzione e di amore, nel continuo catalogo del possibile, di un eventuale pieno di religioni improvvisate e subito dissipate: la Vita, anyways.

"C’est une révolte?" 

"Non Sir, c’est une révolution"

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3. NELLA CASA (DANS LA MAISON) (2012)
Director: François Ozon
Stars: Fabrice Luchini, Emmanuelle Seigner, Ernst Umhauer, Kristin Scott Thomas


Nella costellazione Ozoniana forse questo è il film che meglio di tutti ironizza e precisa, smonta pezzo per pezzo, la nostra devozione di occidentali ipernutriti e iper arredati all'intrattenimento, alla casa dei giochi artistici (non è un caso che la mostra del fotografo orientale sia composta beffardamente da soli squarci di cielo). Ozon gioca con il nostro flusso di coscienza e con la nostra Suspension of disbelief  per mostrarci i processi della creazione. La sua ironia, quella di porsi manipolatore con lo spettatore, come il ragazzo con il professore, però ci porta in dono un viaggio all'interno della visione e della sua genesi. I personaggi sono tutti volutamente canonici, tanto che il colpo di genio del film, lo scarto che differenzia un bravo artigiano da un artista come il regista francese, sia trasformare Germain, il professore di letteratura, e il suo alunno sedicenne Claude, in pedine sulla scacchiera della grande Letteratura. Non è casuale la scelta dei romanzi, non è pretestuoso ravvisare nella trama la storia del lettore e fruitore dell’opera, del manufatto culturale in generale. Tutti i romanzi che il professore presta e legge sono pre kafkiani, come a delineare anche lì, temporalmente, due personaggi/letterature: il grande romanzo classico, la trama da assorbire e subire, il lettore come pura lastra da impressionare, versus Claude, letteralmente interprete del romanzo moderno, con il lettore che diventa parte integrante, scrittore di quello che legge (simile al rapporto dello spettatore con questo film).
Il professore è il lettore innamorato, religioso, bigotto partecipante ai riti del libro: prestandone qualcuno a Claude, dice:"Non piegare. Non mettere al contrario". L'alunno incarna una critica laica, figlia consapevole della cultura e del mercato moderno, e risponde:"Non c'è qualcosa di più breve?".
Quasi a suggerirci che sono tempi in cui si aprono scenari nuovi per il Cinema e per lo spettatore, una metamorfosi incalzata dal successo dei serials, dalle agevolazioni del digitale, dall'usura dell'impianto classico del film hollywoodiano e soprattutto, grazie a Internet, dell’avvento in sala di controllo dei nativi digitali, con il cambio di codici linguistici e i dispositivi di rappresentazione.

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4. POST TENEBRAS LUX (2012)
Director: Carlos Reygadas
Stars: Rut Reygadas, Mitsy Ferrand, Joakim Chardonnens, Ander Vérez


In principio Reygadas creò il cielo e la terra. Notte e Giorno. Cielo e Mare. Alberi e piante. Sole e Luna. Pesci e uccelli. Animali e una bambina.
«Sia la luce!». E la luce fu. Carlos vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte, e impressionò tutto in 4:3, perché ci fosse sempre una stella polare, ma con una sfocatura ovale nei contorni per non farci sentire mai troppo sicuri di quello che vediamo e di quello che non vediamo (uno spazio radicale di cinema e un omaggio ai padri fondatori). E fu mattina e fu sera. E al Settimo giorno fu Riposo e durante la notte Lucifero si introdusse in casa…

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5. COMPLIANCE (2012)
Director: Craig Zobel
Stars: Ann Dowd, Dreama Walker, Pat Healy, Bill Camp


A) La voce del padrone. Dell'apparato, del mascolino, del comando che non si vede ma si sente. Come le paure più recondite, l'angoscia del Potere, delle Istituzioni. La perpendicolarità dell'abitudine a subire, a credere in un ordine più grande e forte di noi, nella nostra elementarità e solitudine.
B) Ci si spoglia, ci si denuda, ci si rende inermi alla follia del Sistema.
Imparare da piccoli ad accettare uno status quo che conferma, dispone ed allestisce il reale, l'unica visione possibile del reale.
C) La Procedura diventa una terribile routine che invade ogni poro della nostra esistenza. Sembra impossibile riuscire a guardare da un'altra parte. 
D) Subiamo una metamorfosi genetica atta ad assimilare un'assurdità ben raccontata, assorbiamo un'alterazione minima, uno scarto diabolico. Si forma come una cisti, una predisposizione d'animo, un'ammaestrata naturalezza, un persuasivo addestramento dell'istinto all'artefatto mediatico, come a quello del gusto alimentare (tutto avviene in un Fast Food).
E) La dissociazione finale della store manager, Sandra, come una prassi di difesa rispetto ad una richiesta troppo incalzante di attenzione, responsabilità, Presenza. Un'umanità succhiata via con una metodologia repressiva, con una procedura agile e veloce come un modulo prestampato.
F) L’interpretazione di Dreama Walker. Il montaggio, lo straordinario montaggio sonoro.
Tutto questo mi è sembrato Compliance, e non è poco.

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6. Wrong (2012)
Director: Quentin Dupieux
Stars: Jack Plotnick, Todd Giebenhain, Eric Judor, Alexis Dziens

7. Spring Breakers - Una vacanza da sballo (2012)
Director: Harmony Korine
Stars: Vanessa Hudgens, Selena Gomez, Ashley Benson, Rachel Korine, James Franco

8. Before Midnight (2013)
Director: Richard Linklater
Stars: Ethan Hawke, Julie Delpy, Seamus Davey-Fitzpatrick, Ariane Labed

9. To The Wonder (2012)
Director: Terrence Malick
Stars: Ben Affleck, Olga Kurylenko, Javier Bardem, Rachel McAdams

10. Being Flynn (2012)
Director: Paul Weitz
Stars: Paul Dano, Robert De Niro, Julianne Moore, Olivia Thirlby

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11. Zero Dark Thirty (2012)
Director: Kathryn Bigelow
Stars: Jessica Chastain, Joel Edgerton, Chris Pratt, Mark Strong

12. Die Wand (The wall) (2012)
Director: Julian Pölsler
Stars: Wolfgang M. Bauer, Ulrike Beimpold, Martina Gedeck, Julia Gschnitzer

13. Lincoln (2012)
Director: Steven Spielberg
Stars: Daniel Day-Lewis, Sally Field, David Strathairn, Joseph Gordon-Levitt

14. Questi Sono I 40 (This Is 40) (2012)
Director: Judd Apatow
Stars: Paul Rudd, Leslie Mann, Maude Apatow, Iris Apatow

15. Noi Siamo Infinito (The Perks Of Being A Wallflower) (2012)
Director: Stephen Chbosky
Stars: Logan Lerman, Emma Watson, Ezra Miller, Paul Rudd

16. Tabu (2012)
Director: Miguel Gomes
Stars: Teresa Madruga, Laura Soveral, Ana Moreira, Henrique Espírito Santo

17. Mud (2012)
Director: Jeff Nichols
Stars: Matthew McConaughey, Tye Sheridan, Jacob Lofland, Sam Shepard

18. Qualcuno Da Amare (Like Someone In Love) (2012)
Director: Abbas Kiarostami
Stars: Rin Takanashi, Tadashi Okuno, Ryô Kase, Denden


19. Cloud Atlas (2012)
Director: Tom Tykwer, Andy Wachowski, Lana Wachowski
Stars: Tom Hanks, Halle Berry, Hugh Grant, Hugo Weaving, Ben Whishaw

20. Upstream Color (2013)
Director: Shane Carruth
Stars: Amy Seimetz, Frank Mosley, Shane Carruth, Andrew Sensenig

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21. Solo Dio Perdona (Only God Forgives) (2013)
Director: Nicolas Winding Refn
Stars: Ryan Gosling, Kristin Scott Thomas, Vithaya Pansringarm, Gordon Brown

22. L'atto di uccidere (The Act Of Killing) (2012)
Director: Joshua Oppenheimer
Stars: Anwar Congo, Herman Koto, Syamsul Arifin, Ibrahim Sinik

23. Passion (2012)
Director: Brian De Palma
Stars: Rachel McAdams, Noomi Rapace, Karoline Herfurth, Paul Anderson

24. No - I Giorni Dell'Arcobaleno (No) (2012)
Director: Pablo Larraín
Stars: Gael García Bernal, Alfredo Castro, Antonia Zegers, Luis Gnecco

25. La Quinta Stagione (La Cinquième Saison) (2012)
Director: Peter Brosens, Jessica Hope Woodworth
Stars: Aurélia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gill Vancompernolle

26. Facciamola Finita (This Is The End) (2013)
Director: Evan Goldberg, Seth Rogen
Stars: James Franco, Jonah Hill, Seth Rogen, Jay Baruchel

27. Il Lato Positivo (Silver Linings Playbook) (2012)
Director: David O. Russell
Stars: Bradley Cooper, Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Jacki Weaver

28. Bling Ring (2013)
Director: Sofia Coppola
Stars: Katie Chang, Israel Broussard, Emma Watson, Claire Julien

29. Chasing Ice (2012)
Director: Jeff Orlowski
Stars: James Balog, Svavar Jónatansson, Louie Psihoyos, Kitty Boone

30. Frances Ha (2012)
Director: Noah Baumbach
Stars: Greta Gerwig, Mickey Sumner, Adam Driver, Michael Zegen


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31. Dietro I Candelabri (Behind The Candelabra) (2013)
Director: Steven Soderbergh
Stars: Matt Damon, Scott Bakula, Eric Zuckerman, Eddie Jemison

32. Kapringen (A Hijacking) (2012)
Director: Tobias Lindholm
Stars: Pilou Asbæk, Søren Malling, Dar Salim, Roland Møller

33. EunGyo (A Muse) (2012)
Director: Ji Woo Chung
Stars: Hae-il Park, Mu-Yeol Kim, Kim Go-Eun, Man-shik Jeong

34. Un Sapore Di Ruggine E Ossa (De Rouille Et D'Os) (2012)
Director: Jacques Audiard
Stars: Marion Cotillard, Matthias Schoenaerts, Armand Verdure, Céline Sallette

35. The Grandmaster (2013)
Director: Wong Kar Wai
Stars: Tony Leung Chiu Wai, Ziyi Zhang, Jin Zhang, Chen Chang

36. Anna Karenina (2012)
Director: Joe Wright
Stars: Keira Knightley, Jude Law, Aaron Taylor-Johnson, Matthew Macfadyen

37. Room 237 (Un'Analisi Di Shining In 9 Parti) (2012)
Director: Rodney Ascher
Stars: Bill Blakemore, Geoffrey Cocks, Juli Kearns, John Fell Ryan

38. The Imposter (2012)
Director: Bart Layton
Stars: Adam O'Brian, Anna Ruben, Cathy Dresbach, Alan Teichman

39. No One Lives (2012)
Director: Ryûhei Kitamura
Stars: Luke Evans, Gary Grubbs, Adelaide Clemens, Derek Magyar

40. Jack Irish: Bad Debts (2012)
Director: Jeffrey Walker
Stars: Guy Pearce, Marta Dusseldorp, Aaron Pedersen, Roy Billing




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Quella sporca dozzina
Meraviglie mai distribuite, mal distribuite, distribuite tardi, sottotitolate da qualche benefattore, viste nel 2013.


1. Coriolanus (2011)
Director: Ralph Fiennes
Stars: Ralph Fiennes, Gerard Butler, Brian Cox, Lubna Azabal

2. Nostalgia De La Luz (2010)
Director: Patricio Guzmán
Stars: Gaspar Galaz, Lautaro Núñez, Luís Henríquez, Miguel


3. Submarine (2010)
Director: Richard Ayoade
Stars: Craig Roberts, Sally Hawkins, Paddy Considine, Noah Taylor

4. Margaret (2011)
Director: Kenneth Lonergan
Stars: Anna Paquin, Matt Damon, Mark Ruffalo, J. Smith-Cameron

5. Damsels In Distress - Ragazze Allo Sbando (2011)
Director: Whit Stillman
Stars: Greta Gerwig, Adam Brody, Analeigh Tipton, Megalyn Echikunwoke

6. The Raid - Redemption (2011)
Director: Gareth Huw Evans
Stars: Iko Uwais, Ananda George, Ray Sahetapy, Donny Alamsyah

7. Territories (2010)
Director: Olivier Abbou
Stars: Cristina Rosato, Michael Mando, Roc LaFortune, Sean Devine

8. Un'Estate Da Giganti (Les Giants) (2011)
Director: Bouli Lanners
Stars: Paul Bartel, Zacharie Chasseriaud, Marthe Keller, Karim Leklou

9. The Deep Blue Sea (2011)
Director: Terence Davies
Stars: Rachel Weisz, Tom Hiddleston, Ann Mitchell, Jolyon Coy

10. Medicine For Melancholy (2008)
Director: Barry Jenkins
Stars: Wyatt Cenac, Tracey Heggins, Elizabeth Acker, Melissa Bisagni

11. Samsara (2011)
Director: Ron Fricke
Stars: Balinese Tari Legong Dancers, Ni Made Megahadi Pratiwi, Puti Sri Candra Dewi, Putu Dinda Pratika

12. Take This Waltz (2011)
Director: Sarah Polley
Stars: Michelle Williams, Seth Rogen, Sarah Silverman, Aaron Abrams


****

Pensavo fosse storione invece era lompo
Sbadigli, qui pro quo, granchi, papere, e non brividini lungo la spina dorsale.


1. Flight (2012)
Director: Robert Zemeckis
Stars: Denzel Washington, Nadine Velazquez, Don Cheadle, John Goodman

2. Django Unchained (2012)
Director: Quentin Tarantino
Stars: Jamie Foxx, Christoph Waltz, Leonardo DiCaprio, Kerry Washington

3. La Vita Di Adele (La Vie D'Adèle) (2013)
Director: Abdellatif Kechiche
Stars: Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos, Salim Kechiouche, Aurélien Recoing

4. Le Belve (Savages) (2012)
Director: Oliver Stone
Stars: Aaron Taylor-Johnson, Taylor Kitsch, Blake Lively, Benicio Del Toro

5. La Grande Bellezza (2013)
Director: Paolo Sorrentino
Stars: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso

6. Il Grande Gatsby (2013)
Director: Baz Luhrmann
Stars: Leonardo DiCaprio, Carey Mulligan, Joel Edgerton, Tobey Maguire

7. Livide (2011)
Director: Alexandre Bustillo, Julien Maury
Stars: Chloé Coulloud, Félix Moati, Jérémy Kapone, Catherine Jacob

8. Mood Indigo - La Schiuma Dei Giorni (2013)
Director: Michel Gondry
Stars: Romain Duris, Audrey Tautou, Gad Elmaleh, Omar Sy

9. Il Sospetto (The Hunt) (2012)
Director: Thomas Vinterberg
Stars: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Annika Wedderkopp, Lasse Fogelstrøm

10. A Glimpse Inside The Mind Of Charles Swan III (2012)
Director: Roman Coppola
Stars: Charlie Sheen, Jason Schwartzman, Bill Murray, Katheryn Winnick

sabato 4 gennaio 2014

Protégées - Best Music 2013







1- DAFT PUNK - RANDOM ACCESS MEMORIES
disco, funk, electro, synth-pop
2- KANYE WEST - YEEZUS
hip-hop?
3- DJ KOZE ‎- AMYGDALA
deep house, tech house, ambient
4- RHYE - WOMAN
electronic, pop
5- KING KRULE - 6 FEET BENEATH THE MOON
alternative, indie rock, electronic
6- BILL FRISELL - BIG SUR
contemporary jazz
7- BOMBINO - NOMAD
rock, blues, folk, world
8- ARVE HENRIKSEN - PLACES OF WORSHIP
contemporary jazz
9- DANNY MICHEL - BLACK BIRDS ARE DANCING OVER ME
folk, world, & country
10- MOMUS - BAMBI
alternative pop, electronic
11- FOALS - HOLY FIRE
indie rock
12- HOLY GHOST! - DYNAMICS
electro, synth-pop, disco
13- LAURA MVULA - SING TO THE MOON
electronic, jazz, pop, classical
14- QUASIMOTO - YESSIR WHATEVER
hip-hop
15- MAYA JANE COLES - COMFORT
deep house, downtempo
16- LUSINE - THE WAITING ROOM
electronic, pop
17- WILLIAM TYLER - IMPOSSIBLE TRUTH
folk rock, folk, instrumental
18- SEAN NICHOLAS SAVAGE ‎- OTHER LIFE
alternative pop
19- 7 DAYS OF FUNK - 7 DAYS OF FUNK
hip-hop, p-funk
20- OWINY SIGOMA BAND - POWER PUNCH!!!
african, house, techno
21- JAY-Z - MAGNA CARTA…HOLY GRAIL 
hip-hop
22- VAMPIRE WEEKEND - MODERN VAMPIRES OF THE CITY
indie pop
23- MODERAT - II
downtempo, dubstep, techno
24- PETER GREGSON - FLOW
modern classical
25- JAY JAY JOHANSON - COCKROACH
downtempo, electronic, pop
26- DAVID BOWIE - THE NEXT DAY
rock
27- JON HOPKINS - IMMUNITY
electro, tech house, experimental, downtempo
28- BEACON - THE WAYS WE SEPARATE
electronic, downtempo
29- BIBIO - SILVER WILKINSON
folk rock, abstract, electronic, downtempo
30- BOBBY MCFERRIN - SPIRITYOUALL
jazz, vocal
31- POLIÇA - SHULAMIT
synth-pop, trip hop, electronic
32- CHILDISH GAMBINO - BECAUSE THE INTERNET
hip-hop, breaks
33- DAVID LANG - DEATH SPEAKS
modern classical, lieder
34- SAVAGES - SILENCE YOURSELF
rock, post-punk
35- PREFAB SPROUT - CRIMSON/RED
pop, classical pop
36- JONATHAN WILSON - FANFARE
folk rock, psychedelic rock, pop
37- PANTHA DU PRINCE & THE BELL LABORATORY - ELEMENTS OF LIGHT
electronic, modern classical, minimal
38- THE FLAMING LIPS - THE TERROR
psychedelic rock, experimental
39- BENT - FROM THE VAULTS
downtempo, trip hop, electronic
40- MATMOS - THE MARRIAGE OF TRUE MINDS
experimental, vocal, electronic